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Martedì, 26 Gennaio 2021 11:33

IL RITIRO SOCIALE IN ADOLESCENZA

 

Nel corso dell’adolescenza il senso di vergogna, di impotenza e la generale confusione, vissuta nella fase per eccellenza di costruzione della propria identità, possono essere motivo per ragazzi e ragazze di smettere di investire sulle proprie risorse e sulle relazioni interpersonali.

L’isolamento diventa per loro la chiave di volta per affrontare il quotidiano, così ostico se vissuto fuori le mura di casa.

Senza dire che la dura realtà con cui la pandemia ci sta facendo confrontare da ormai tanti mesi, è sempre più fatta di relazioni virtuali... ciò che sta "fuori" e in carne e ossa è da avvicinare con prudenza (e diffidenza?)... e allora il ritiro può sembrare la via più "sicura".

 

COS’E’ IL RITIRO SOCIALE?

Quando si parla di ritiro sociale si fa riferimento al fenomeno riguardante quegli adolescenti che si rintanano a casa, spesso nelle loro camere, abbandonando le relazioni di amicizia con i pari e ogni tipo di contatto sociale.

Computer, social network, tv e consolle diventano per questi ragazzi validi sostituti del mondo reale, al punto tale da sentirsi appagati nel vivere la loro quotidianità tra film, videogiochi e contatti virtuali, a volte dimenticandosi persino di dover mangiare e prendersi cura di sé.  

La totale immersione in una sorta di realtà parallela può essere inoltre fautrice per questi adolescenti ritirati di un’inversione del ritmo sonno-veglia.  Sembrerebbe quasi non esservi per loro distinzione tra il giorno e la notte: dormono di giorno e “vivono” di notte.

Spesso il fenomeno del ritiro sociale in adolescenza ha origine da una fobia scolare, associata ad un senso di solitudine e d’inefficacia del ragazzo o della ragazza.

La porta di casa e ancor più spesso la porta della propria camera diventano il confine che scelgono di non valicare perché spaventati da quello che c’è fuori.

La stanza in cui quindi scelgono di rifugiarsi riveste per loro il significato di luogo sicuro in cui, da una parte, potersi proteggere dalle esperienze reali e concrete, dall’altra, concedersi di sperimentarsi per mezzo di esperienze immaginarie stimolate e sviluppate attraverso la rete.

 

COME INTERVENIRE IN SITUAZIONI DI RITIRO SOCIALE?

L’accesso dell’adolescente allo studio di uno specialista in questi casi può risultare faticoso, se non proprio impossibile in una prima fase. È auspicabile che un intervento di sostegno psicologico domiciliare possa permettere al ragazzo/a di ri-prendere confidenza con l’esterno attraverso un passaggio che prevede prima l’immersione del terapeuta direttamente nella realtà casalinga dell’adolescente.

L’Associazione In-Verso, considerando l’oggettiva difficoltà di uscita dalla zona confort costruita dal ragazzo/a, propone un servizio di Sostegno Psicologico e Psicoterapia a Domicilio in cui è il professionista a muoversi ed inserirsi negli spazi di vita del paziente, non perdendo mai di vista la famiglia che viene accompagnata e supportata lungo tutta la presa in carico.

 

Articolo redatto da Maria Adele Fasanella, 25/01/2021

 

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Mercoledì, 24 Giugno 2020 14:44

Adolescenti Hikikomori

L'adolescenza è la fase della vita per eccellenza che più di qualunque altra porta con sè paure, interrogativi e confusione tanto nel ragazzo/a, quanto nei genitori.

Nell'adolescenza i ragazzi e le ragazze, non senza difficoltà, cominciano a prendere consapevolezza del proprio corpo e della propria individualità, portano avanti un delicato e lungo processo di svincolo dalle proprie figure genitoriali e, più di ogni altra cosa, prediligono l’uscire la sera, il fare nuove esperienze, lo stare con i propri coetanei e il confrontarsi con loro, piuttosto che con mamma e papà.

I genitori si ritrovano quindi a fare i conti con i cambiamenti dei propri figli sia nell'aspetto che nei comportamenti, così come con il cambiamento dell’intero assetto familiare; ed è proprio di fronte a questo che rischiano di sentirsi spaesati. Tante possono essere le domande e i dubbi che insorgono nell'animo dei genitori di figli adolescenti, ma sono sempre più in aumento le situazioni in cui la paura maggiore ha a che vedere non tanto con il figlio che, come si suol dire “sta più fuori che a casa”, ma piuttosto con l’esatto contrario.  

 

PERCHE' MIO FIGLIO ADOLESCENTE NON ESCE E SI CHIUDE IN CAMERA?

Sono moltissimi i ragazzi adolescenti che scelgono di non andare più a scuola, interrompono le relazioni sociali e le attività ludico-sportive, si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto. Nella loro stanza dormono, leggono, disegnano, navigano in internet e giocano ai videogiochi, ma più di ogni altra cosa provano a proteggersi dall’esterno e dal giudizio altrui. Il fenomeno si chiama “Hikikomori”, che in giapponese significa “stare in disparte” e colpisce un gran numero di adolescenti.

Non si tratta né di depressione, né di dipendenza dai videogames, né di un disturbo di ansia.

Si tratta piuttosto di una fragilità e profonda sensibilità caratteriale di ragazzi che di fronte alle richieste e alle aspettative esplicite ed implicite relative al rendimento scolastico, alla realizzazione personale e alla cura dell’aspetto, secondo i canoni della moda, con dolore scelgono di ritirarsi dal ‘palcoscenico’ della realtà sociale per rintanarsi tra le quattro mura sicure della propria camera, dove sembra essere più semplice tenere a bada il sentimento di vergogna.

Questi adolescenti che scelgono il ritiro come forma di tutela verso se stessi, per proteggersi da tutto ciò che sembra far sperimentare loro paura e perdita del controllo, finiscono per mettere una grande distanza anche con le persone più vicine, come genitori e fratelli, lasciandoli fuori dal proprio mondo emotivo, simbolicamente rappresentato dalla porta della loro camera.

 

QUALI SONO I CAMPANELLI D’ALLARME CHE MI DEVONO FAR PENSARE ALL’HIKIKOMORI?

Senza voler essere troppo categorici e mantenendo sempre un’ampia visuale su tutto ciò che gira intorno all’adolescente e alla sua famiglia, i campanelli potrebbero essere:

  •   le numerose e frequenti assenze a scuola (sino ad arrivare a mesi consecutivi di assenteismo); l’ambiente scolastico, in particolar modo, può essere vissuto da questi adolescenti in modo negativo;
  •  l’inversione del ritmo sonno-veglia;
  •  l’autoreclusione in camera;
  • il prediligere attività solitarie.

 

INTERVENTO PSICOLOGICO DOMICILIARE CON ADOLESCENTI HIKIKOMORI

La casa, ma in particolar modo la propria camera, diventa per questi adolescenti la propria dimensione di vita, il loro tutto, il rifugio, la loro bolla di protezione dal mondo esterno. Gli adolescenti hikikomori rendono impossibile qualsiasi tipo di apertura a forme di aiuto terapeutico canonico ed è per questo che l’intevento psicologico domiciliare si propone come mezzo altro di aiuto per l’adolescente e la sua famiglia che si pone come principio cardine l’entrare concretamente a casa, in punta di piedi, in quella ‘bolla’ così delicata e in nessun altro modo attraversabile se non avvicinadosi attentamente a quello che è l’unico modo che il ragazzo/a ha trovato per sopravvivere in un momento difficilissimo della sua vita.

Lavorare in sinergia a domicilio con il ragazzo/la ragazza e la propria famiglia ha come obiettivo quello di offrire loro supporto ed aiuto in una fase di vita molto delicata, nella quale un intervento tempestivo può aumentare le probabilità di superamento del ritiro.

Articolo redatto da Maria Adele Fasanella 24/06/2020  

 

"HIKIKOMORI", CONSIGLI PER AIUTARE I GENITORI DI ADOLESCENTI CHE SI ISOLANO

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