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La nuova situazione sociale esacerbata dall’ultimo periodo di pandemia ha sottolineato, una volta di più, come il domicilio possa in alcuni casi diventare per le persone un luogo di confort, in cui sentirsi maggiormente protette e a proprio agio, e di come possa rappresentare uno spazio di potenziale alleanza terapeutica e di lavoro per lo psicologo.

Di questo si è occupato il webinar organizzato dall’Associazione “Eticamente”, Centro Studi e Ricerca in Psicologia Clinica, in collaborazione con la nostra Associazione InVerso, Centro di Psicoterapia, proponendo un approfondimento ricco di spunti di riflessione ed esperienze inerenti al tema degli interventi domiciliari.

Dopo una prima presentazione della Dr.ssa Laura Dominijanni riguardante la modalità di lavoro utilizzata dalla nostra Associazione nel caso di interventi domiciliari, si è entrati con il contributo del Dott. Gian Luca Banini e della Dott.ssa Lia D’Angelo un po' più nel vivo di alcune situazioni e scenari tipici in cui il terapeuta domiciliare può trovarsi ad operare e a dover quindi ripensare il proprio modo di stare in relazione, curare il setting e definire gli obiettivi. Ciò ha reso possibile focalizzare nuove prospettive sulle potenzialità che il domicilio può offrire e ha dato vita a una serie di riflessioni e domande dei partecipanti.

Durante il webinar è emerso in maniera chiara che lavorare a domicilio significa prima di tutto utilizzare una dimensione diversa da quella a cui un terapeuta è abituato, ma che allo stesso tempo può rappresentare l’ambito di competenza dove una persona/paziente/utente ricomincia ad attivarsi.

Il domicilio è uno spazio privilegiato dove la persona che soffre e che si trova probabilmente “bloccata” (sia essa adolescente, adulto o anziano) spesso si sente protetta ed è da qui, dunque, che a volte bisogna partire per cercare una via che le permetta di “uscire”, di sentire l’esterno come un luogo da ri-abitare, migliorando la propria qualità di vita.

Si è poi proseguito allargando il discorso anche alle problematiche che possono coinvolgere le famiglie dei pazienti che spesso sono anche le prime a contattare i professionisti facendo richiesta per i cari in difficoltà, i quali faticano ad uscire all’ “esterno”.

Talvolta, infatti, i familiari che in prima persona provano a prendersi cura delle problematiche dei pazienti/utenti provando a farli muovere dal loro ritiro, non riuscendoci si vedono costretti a richiedere un intervento domiciliare.

In questi casi riteniamo importante che il professionista faccia un lavoro anche con i familiari, rendendoli parte attiva del processo e più competenti nel sostenere il carico assistenziale, aiutandoli ad inserirsi nella rete di servizi/risorse che sta nascendo.

L’intervento domiciliare, dunque, sebbene si occupi in prima battuta dei bisogni del paziente, allarga spesso la sua azione e lo sguardo ai sistemi di appartenenza della persona e alla rete dei servizi, acquisendo  una certa complessità. E’ per questo che si è sottolineato l’importanza di un’equipe alle spalle del professionista che opera come un “palombaro”; quest’ultima metafora è stata molto apprezzata in quanto rende perfettamente l’idea di come lo psicologo debba immergersi nel mondo del paziente/utente, ma allo stesso tempo necessiti di essere supervisionato da un gruppo che può sostenerlo nelle situazioni più complesse e con il quale può confrontarsi, ricevendo aiuto per “tornare a galla” qualora ce ne fosse bisogno.

Altra tematica importante emersa all’interno del webinar è il supporto che, specialmente in un periodo come quello che stiamo affrontando, possono offrire le nuove tecnologie; in particolare si è parlato della possibilità di spostare l’intervento domiciliare verso un intervento on-line nelle situazioni più delicate in cui, per esempio a causa della pandemia dovuta al Covid-19, il professionista sia impossibilitato o si senta poco “sicuro” ad entrare fisicamente nel domicilio della persona (con le inevitabili ripercussioni che questo avrebbe nella relazione terapeutica, contesto in cui è fondamentale costruire e sperimentare un senso di sicurezza). Poniamo ad esempio il caso di un soggetto anziano e fragile che però grazie all’aiuto dei figli riesce a seguire le sedute col terapeuta on-line su una delle tante piattaforme disponibili: può essere una grande risorsa!

Sfortunatamente non è rimasto tempo sufficiente per approfondire tutti gli input dati dai molti partecipanti che avevano sollevato alcune questioni interessanti, ma è stato importante sottolineare come, negli ultimi anni, la possibilità di un intervento domiciliare abbia messo in atto un mutamento all’interno dell’azione professionale dello psicologo stesso.

In conclusione, l’intervento psicologico domiciliare può caratterizzarsi in uno specifico assetto di supporto, esattamente come in un setting classico, nel quale si può intervenire in maniera efficace rispetto a specifiche domande e richieste, in rapporto alle quali altre modalità di lavoro risultano essere meno opportune al fine degli obiettivi che il professionista vuole perseguire.

Fiduciosi di avere altre occasioni per continuare ad allargare e arricchire lo scambio attivato, ringraziamo di cuore i tanti colleghi che vi hanno partecipato.

 

Articolo redatto da

Gianmarco Tessari

25/06/2021 

Martedì, 26 Gennaio 2021 11:33

IL RITIRO SOCIALE IN ADOLESCENZA

 

Nel corso dell’adolescenza il senso di vergogna, di impotenza e la generale confusione, vissuta nella fase per eccellenza di costruzione della propria identità, possono essere motivo per ragazzi e ragazze di smettere di investire sulle proprie risorse e sulle relazioni interpersonali.

L’isolamento diventa per loro la chiave di volta per affrontare il quotidiano, così ostico se vissuto fuori le mura di casa.

Senza dire che la dura realtà con cui la pandemia ci sta facendo confrontare da ormai tanti mesi, è sempre più fatta di relazioni virtuali... ciò che sta "fuori" e in carne e ossa è da avvicinare con prudenza (e diffidenza?)... e allora il ritiro può sembrare la via più "sicura".

 

COS’E’ IL RITIRO SOCIALE?

Quando si parla di ritiro sociale si fa riferimento al fenomeno riguardante quegli adolescenti che si rintanano a casa, spesso nelle loro camere, abbandonando le relazioni di amicizia con i pari e ogni tipo di contatto sociale.

Computer, social network, tv e consolle diventano per questi ragazzi validi sostituti del mondo reale, al punto tale da sentirsi appagati nel vivere la loro quotidianità tra film, videogiochi e contatti virtuali, a volte dimenticandosi persino di dover mangiare e prendersi cura di sé.  

La totale immersione in una sorta di realtà parallela può essere inoltre fautrice per questi adolescenti ritirati di un’inversione del ritmo sonno-veglia.  Sembrerebbe quasi non esservi per loro distinzione tra il giorno e la notte: dormono di giorno e “vivono” di notte.

Spesso il fenomeno del ritiro sociale in adolescenza ha origine da una fobia scolare, associata ad un senso di solitudine e d’inefficacia del ragazzo o della ragazza.

La porta di casa e ancor più spesso la porta della propria camera diventano il confine che scelgono di non valicare perché spaventati da quello che c’è fuori.

La stanza in cui quindi scelgono di rifugiarsi riveste per loro il significato di luogo sicuro in cui, da una parte, potersi proteggere dalle esperienze reali e concrete, dall’altra, concedersi di sperimentarsi per mezzo di esperienze immaginarie stimolate e sviluppate attraverso la rete.

 

COME INTERVENIRE IN SITUAZIONI DI RITIRO SOCIALE?

L’accesso dell’adolescente allo studio di uno specialista in questi casi può risultare faticoso, se non proprio impossibile in una prima fase. È auspicabile che un intervento di sostegno psicologico domiciliare possa permettere al ragazzo/a di ri-prendere confidenza con l’esterno attraverso un passaggio che prevede prima l’immersione del terapeuta direttamente nella realtà casalinga dell’adolescente.

L’Associazione In-Verso, considerando l’oggettiva difficoltà di uscita dalla zona confort costruita dal ragazzo/a, propone un servizio di Sostegno Psicologico e Psicoterapia a Domicilio in cui è il professionista a muoversi ed inserirsi negli spazi di vita del paziente, non perdendo mai di vista la famiglia che viene accompagnata e supportata lungo tutta la presa in carico.

 

Articolo redatto da Maria Adele Fasanella, 25/01/2021

 

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Lunedì 21 dicembre alle ore 21 il Dr. Gian Luca Banini, Presidente di InVerso, sarà ospite dell’Associazione culturale La Ciambella per un interessante incontro sulla Terza Età dal titolo “Malinconica tristezza”.

 

Abituati come siamo a guardare alla Terza età con preoccupazione, come ad una questione demografica, sociologica e sanitaria da “gestire”, rischiamo di perdere di vista che si tratta di molto di più: una fase di vita piena di vulnerabilità sì, ma anche ricca di risorse da attivare e di possibilità di prezioso scambio con la comunità, dunque un qualcosa di cui “prendersi cura”. In quest’ottica, in un periodo di particolare isolamento quale quello a cui la pandemia ci sta esponendo, la riflessione e il bisogno di invertire la rotta, ci sembrano diventare ancora più importanti.

Di questo e di altro si parlerà nell’intervista di cui troverete a breve riferimento sulla nostra pagina Facebook.

Seguiteci e passate parola! ;-)

Pubblicato in articoli
Mercoledì, 24 Giugno 2020 14:44

Adolescenti Hikikomori

L'adolescenza è la fase della vita per eccellenza che più di qualunque altra porta con sè paure, interrogativi e confusione tanto nel ragazzo/a, quanto nei genitori.

Nell'adolescenza i ragazzi e le ragazze, non senza difficoltà, cominciano a prendere consapevolezza del proprio corpo e della propria individualità, portano avanti un delicato e lungo processo di svincolo dalle proprie figure genitoriali e, più di ogni altra cosa, prediligono l’uscire la sera, il fare nuove esperienze, lo stare con i propri coetanei e il confrontarsi con loro, piuttosto che con mamma e papà.

I genitori si ritrovano quindi a fare i conti con i cambiamenti dei propri figli sia nell'aspetto che nei comportamenti, così come con il cambiamento dell’intero assetto familiare; ed è proprio di fronte a questo che rischiano di sentirsi spaesati. Tante possono essere le domande e i dubbi che insorgono nell'animo dei genitori di figli adolescenti, ma sono sempre più in aumento le situazioni in cui la paura maggiore ha a che vedere non tanto con il figlio che, come si suol dire “sta più fuori che a casa”, ma piuttosto con l’esatto contrario.  

 

PERCHE' MIO FIGLIO ADOLESCENTE NON ESCE E SI CHIUDE IN CAMERA?

Sono moltissimi i ragazzi adolescenti che scelgono di non andare più a scuola, interrompono le relazioni sociali e le attività ludico-sportive, si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto. Nella loro stanza dormono, leggono, disegnano, navigano in internet e giocano ai videogiochi, ma più di ogni altra cosa provano a proteggersi dall’esterno e dal giudizio altrui. Il fenomeno si chiama “Hikikomori”, che in giapponese significa “stare in disparte” e colpisce un gran numero di adolescenti.

Non si tratta né di depressione, né di dipendenza dai videogames, né di un disturbo di ansia.

Si tratta piuttosto di una fragilità e profonda sensibilità caratteriale di ragazzi che di fronte alle richieste e alle aspettative esplicite ed implicite relative al rendimento scolastico, alla realizzazione personale e alla cura dell’aspetto, secondo i canoni della moda, con dolore scelgono di ritirarsi dal ‘palcoscenico’ della realtà sociale per rintanarsi tra le quattro mura sicure della propria camera, dove sembra essere più semplice tenere a bada il sentimento di vergogna.

Questi adolescenti che scelgono il ritiro come forma di tutela verso se stessi, per proteggersi da tutto ciò che sembra far sperimentare loro paura e perdita del controllo, finiscono per mettere una grande distanza anche con le persone più vicine, come genitori e fratelli, lasciandoli fuori dal proprio mondo emotivo, simbolicamente rappresentato dalla porta della loro camera.

 

QUALI SONO I CAMPANELLI D’ALLARME CHE MI DEVONO FAR PENSARE ALL’HIKIKOMORI?

Senza voler essere troppo categorici e mantenendo sempre un’ampia visuale su tutto ciò che gira intorno all’adolescente e alla sua famiglia, i campanelli potrebbero essere:

  •   le numerose e frequenti assenze a scuola (sino ad arrivare a mesi consecutivi di assenteismo); l’ambiente scolastico, in particolar modo, può essere vissuto da questi adolescenti in modo negativo;
  •  l’inversione del ritmo sonno-veglia;
  •  l’autoreclusione in camera;
  • il prediligere attività solitarie.

 

INTERVENTO PSICOLOGICO DOMICILIARE CON ADOLESCENTI HIKIKOMORI

La casa, ma in particolar modo la propria camera, diventa per questi adolescenti la propria dimensione di vita, il loro tutto, il rifugio, la loro bolla di protezione dal mondo esterno. Gli adolescenti hikikomori rendono impossibile qualsiasi tipo di apertura a forme di aiuto terapeutico canonico ed è per questo che l’intevento psicologico domiciliare si propone come mezzo altro di aiuto per l’adolescente e la sua famiglia che si pone come principio cardine l’entrare concretamente a casa, in punta di piedi, in quella ‘bolla’ così delicata e in nessun altro modo attraversabile se non avvicinadosi attentamente a quello che è l’unico modo che il ragazzo/a ha trovato per sopravvivere in un momento difficilissimo della sua vita.

Lavorare in sinergia a domicilio con il ragazzo/la ragazza e la propria famiglia ha come obiettivo quello di offrire loro supporto ed aiuto in una fase di vita molto delicata, nella quale un intervento tempestivo può aumentare le probabilità di superamento del ritiro.

Articolo redatto da Maria Adele Fasanella 24/06/2020  

 

"HIKIKOMORI", CONSIGLI PER AIUTARE I GENITORI DI ADOLESCENTI CHE SI ISOLANO

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Giovedì, 19 Luglio 2018 09:05

Chiusura estiva 2018

L'Associazione di psicoterapia InVerso sospende le proprie attività da giovedì 26 luglio a domenica 2 settembre.

In questo periodo i professionisti di InVerso non sono contattabili personalmente ma, come di prassi, rimangono attive mail e segreteria telefonica.

Buone Vacanze a tutti!

Martedì, 12 Dicembre 2017 23:18

La "solitudine" dello psicologo domiciliare

Per uno psicologo lavorare presso il domicilio del paziente - lo sa bene chi già opera in questo contesto - non è una semplice variante logistica! Spostare il setting dal proprio studio/ambulatorio per entrare nel luogo dell’intimità e quotidianità dell’utente è un movimento che attiva, fra le parti in gioco, infinite, particolari e complesse emozioni e dinamiche.

Lo psicologo si ritrova all'interno di uno scenario decisamente differente da quello in cui lo colloca l’immaginario collettivo: non più comodamente seduto sulla propria poltrona, taccuino alla mano e lettino, bensì…immerso negli spazi sconosciuti abitati dal paziente e dai suoi familiari. Spazi che spesso “parlano” in modo molto forte della sofferenza o del disagio per cui viene richiesto l’intervento domiciliare, spazi in cui si respira il clima emotivo che permea la quotidianità di chi ci vive, spazi che necessitano a volte di nuovi confini e possibilità di esplorazione, di essere reinvestiti emotivamente, di diventare luogo di cura ed evoluzione, laddove invece magari sono percepiti principalmente come luogo di malattia o di esasperato e doloroso conflitto. Essere catalizzatore di una trasformazione di questo tipo richiede allo psicologo diverse competenze. Innanzitutto flessibilità e creatività, per utilizzare al meglio le risorse e le sorprese che si trova intorno a disposizione, per adattarsi alla mutevolezza delle situazioni. Questo però mantenendo fermo il setting, inteso come assetto interno, funzione psichica che permette alla relazione di essere pensata e contenuta dentro dei confini chiari. Lo psicologo domiciliare dovrà anche avere la capacità “sistemica” di entrare, accomodarsi e associarsi (per dirla con Minuchin, padre fondatore dell’approccio strutturale sistemico) senza rimanerne invischiato o essere manipolato, cosa che è evidentemente più delicata quando si entra letteralmente dentro al sistema. Sarà inoltre necessario saper fare un buon lavoro di rete, perché le situazioni domiciliari sono spesso, per loro stessa natura, complesse e bisognose di un intervento che tenga insieme i pezzi: potrebbero esserci, per esempio, altre figure professionali private coinvolte (quali educatori, badanti) oppure un percorso attivo o da attivare presso csm o altri servizi territoriali, enti del terzo settore, etc.

 

Terapia domiciliare: quali sfide per lo psicologo?

Da quanto detto finora, risulta chiara la complessità e le sfide con cui si confronta lo psicologo domiciliare. Tra queste, spicca in primo luogo la necessità di uscire dal senso di solitudine che spesso sperimenta. E’ proprio questo il vissuto che più frequentemente viene riportato da chi lavora nel contesto domiciliare: ci si trova molto esposti emotivamente, immersi in situazioni complesse, “ospiti”, senza avere le spalle coperte da una istituzione o dalla cornice professionale dello studio, fisicamente lontano dai colleghi.

Ovviamente i possibili contesti e l’utenza per la quale l’intervento domiciliare di tipo psicologico ha senso di esistere sono multipli e diversi tra loro, ma in genere hanno due caratteristiche: complessità e fragilità. Si tratta di dimensioni che hanno bisogno di essere pensate e tenute insieme: per fare ciò la mente di gruppo è una risorsa fondamentale.

InVerso si occupa da anni di psicologia e psicoterapia a domicilio e ciò che ci consente di procedere in questo affascinante e complesso ambito di intervento è indubbiamente il lavoro di gruppo che fa da contenitore e contesto di elaborazione di vissuti e dinamiche intrapsichiche ed interpersonali, ci consente di “pensare” storie e possibilità, guardare con doppio sguardo interno-esterno i sistemi in cui entriamo.

La domanda di intervento domiciliare sembra essere in aumento, ma se consideriamo la delicatezza e la fatica del lavoro che si fa a domicilio (pensiamo alle situazioni psichiatriche, alle disabilità gravi, alle patologie degenerative o in fase terminale) appare evidente il bisogno per noi psicologi di “attrezzarci” adeguatamente: non ci si può improvvisare psicologi domiciliari, perché non si tratta semplicemente di “spostare” il lavoro dallo studio a casa del paziente! E’ necessario piuttosto agire con competenza e con una serie di “tutele”.

 

Lo psicologo e gli interventi domiciliari: quali competenze?

Tre passi importanti da fare per lavorare come psicologo in setting domiciliare:

  1. valutare: capire se fa per noi questa “rivoluzione” di movimento e quale target di utenza si sente di volere e potere avvicinare nel proprio domicilio;
  2. formarsi: è vero che esiste poca letteratura specifica sull’argomento e corsi o contesti di formazione, ma è anche vero che qualcosa inizia ad esserci. L’Ordine Psicologi del Lazio, per esempio, ha attivato un gruppo di lavoro che si chiama proprio “Psicologia e Interventi Domiciliari” che, tra le altre cose, sta elaborando un ebook sull’argomento;
  3. “fare rete”, uscire dall’isolamento, confrontarsi: si tratta di strumenti importanti per lo psicologo in generale, ma ancor di più se opera a domicilio.

InVerso a febbraio attiverà un gruppo di intervisione per psicologi che lavorano in contesti domiciliari. A breve maggiori dettagli ;-)

Articolo redatto da Dr.ssa Laura Dominijanni (dicembre 2017)

Venerdì, 09 Dicembre 2016 10:42

Ansia: come riconoscerla ed affrontarla

 

  


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Molto spesso si sente parlare di disturbi, di sintomi o di vere e proprie "crisi" d'ansia e, soffermandoci sui ritmi della società in cui viviamo, a volte sembra quasi inevitabile sperimentare queste condizioni.

         Anche il particolare momento dell'anno, in cui le vacanze di Natale sono alle porte, accompagnate dalle inevitabili conseguenze - positive o negative che siano, ma sicuramente significative - fa sì che questi vissuti siano percepiti in maniera amplificata, a volte facendoci sentire all'interno di un vortice in cui è faticoso mantenere il controllo e, forse, la calma. Ogni persona, in base alle proprie risorse, alla propria storia e alle proprie vulnerabilità, si trova a dover fare i conti con un momento, unico nell'anno ma che ciclicamente rappresenta uno step obbligato, in cui avvengono diverse cose: si susseguono rituali familiari, momenti piacevoli e piccoli o grandi "doveri", una quotidianità che non è quella lavorativa, le relazioni affettive e le proprie famiglie sembrano quasi fare un salto nel passato, sovrapponendosi alle famiglie d'origine.

 

         Ma qual è la reale differenza tra uno stato "normale", potremmo dire fisiologico, in cui l'ansia viene avvertita ma gestita, ed una condizione in cui, invece, può essere importante rivolgersi ad uno specialista per ricevere orientamento e supporto? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza con qualche spunto in più.

 

         Il vocabolo “ansia” deriva dalla parola latina “anxius” che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare. Chi ha sperimentato i sintomi caratteristici dell'ansia sa bene che il senso di affanno e di oppressione, insieme ad altre risposte ormonali, neurovegetative e comportamentali, rappresentano le sensazioni più comuni che permettono di riconoscerla. Questa condizione si manifesta, infatti, in aggiunta agli aspetti sopracitati, con modificazioni psicologiche quali tensione emotiva, apprensione, insicurezza, e modificazioni fisiche, come palpitazioni, tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di asfissia e soffocamento, irrequietezza motoria, mal di stomaco, nausea, secchezza delle fauci, raucedine e, in alcuni casi, stordimento.

 

         Se ampliamo il nostro sguardo d'osservazione e ci focalizziamo sul "senso primordiale", sulla funzione di questo meccanismo di risposta, possiamo leggerla come una condizione che prepara l'organismo a recepire immediatamente uno stimolo ed a massimizzare la capacità di reazione. Si verifica in risposta a circostanze stressanti percepite come una minaccia per l'integrità della persona. Con delle reazioni molto simili alla paura, se ne differenzia perché non viene scatenata da un contenuto specifico, ad eccezione che nelle fobie.

         Se in questa ottica, possiamo leggere l'ansia come un meccanismo che favorisce l'adattamento, dunque positivo, rimanendo su un continuum di sensazioni e vissuti emotivi, l'ansia diviene patologica quando insorge in manaiera sproporzionata rispetto alla situazione da affrontare o quando compare in assenza di uno stimolo adeguato e proporzionale, producendo risposte inadattive e dando luogo ad una sofferenza soggettiva molto importante.

         Si tratta di uno dei disturbi psicologici più diffusi e, in alcune situazioni, può diventare seriamente invalidante. Con un intervento tempestivo, di solo supporto psicoterapeutico o, nei casi in cui risulti necessario, di supporto anche farmacologico, può risolversi, lasciando che la persona recuperi la "sua normalità".

         I parametri che possono aiutarci a capire se siamo in presenza di una condizione fisiologica o se, invece, potrebbe essere utile chiedere una consulenza che permetta di confrontarsi con un professionista, sono tre: l'intensità dei vissuti, la frequenza con cui i sintomi compaiono, insieme alla loro durata, e la congruenza rispetto alle situazioni che li scatenano.

         Il primo dei tre indicatori si riferisce ad un livello, che può essere lieve, intermedio o significativo, delle modificazioni fisiologiche e a quanto interferiscano con le normali attività della persona (lavoro, relazioni, qualità del sonno, tipologia e qualità dei pensieri). La frequenza ci aiuta ad interrogarci su quando l'ansia compaia, con episodi di che durata e ci allerta in maniera particolare se ci accorgiamo che, non essendo più una risposta a stimoli stressanti, sembra esser diventata una costante nella vita e nel funzionamento psicologico della persona. La congruenza, infine, ci dice se ciò che la persona vive è proporzionato alla situazione che individua come causa scatenante, laddove questo accada e non si tratti di sensazioni, emozioni e vissuti che vengono descritti dalla classica espressione "compaiono a ciel sereno".

         Dunque, il primo passo è quello di distinguere il livello raggiunto in base a questi primi parametri e, ripercorrendo la propria storia, cercare di capire se ci siano stati dei momenti simili nel passato, come si siano risolti e se ad esser cambiata sia la qualità dei vissuti o, in qualche modo, la loro intensità.

         Rispetto alle cause dell'ansia, le ipotesi sono tante e si differenziano anche rispetto alle teorie di riferimento: il focus può esser posizionato su vari aspetti, dal rapporto con le figure di attaccamento significative, passando per l'immagine che la persona ha di sé come di un individuo in grado di fronteggiare le difficoltà (dunque con un adeguato senso di autoefficacia ed un buon livello di autostima), fino ad arrivare allo stile cognitivo con cui si interpretano gli eventi.

         L'Associazione InVerso offre la possibilità di un confronto con uno dei suoi professionisti, nel corso di un colloquio conoscitivo, per poter dare il giusto ascolto alla storia di chi ci contatta. Rivolgersi ad uno specialista può essere importante per capire se ci ritroviamo all'interno di una fascia gestibile, anche se faticosa, in cui ad esempio può essere utile acquisire delle tecniche di rilassamento, o se ci troviamo in presenza di una condizione patologica per la quale è consigliabile un intervento psicoterapeutico supportivo.

         All'interno delle nostre sedi è possibile effettuare dei percorsi di tipo individuale, di coppia o familiare: a seconda dell'età, delle specificità emerse nel corso del primo contatto telefonico e del primo incontro vis à vis, la persona viene indirizzata, se lo si ritiene opportuno, alla tipologia di intervento più adeguata per affrontare il disagio presente. L’obiettivo è aiutarla a recuperare una buona qualità della vita e quegli aspetti legati al funzionamento sociale che spesso l'ansia costringe a ridimensionare o ad annullare

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Lia D'Angelo (dicembre 2016)

 

 

L'Ordine degli Psicologi del Lazio ha attivato un anno fa un gruppo di lavoro dedicato agli INTERVENTI DOMICILIARI.

Ora è stato inaugurato il relativo blog "LO PSICOLOGO A DOMICILIO", rivolto alla cittadinanza.

 

Piano piano si muovono e smuovono un po' di cose sulla delicata "area di confine" del domicilio...e InVerso e' lieta di dare diffusione di ciò e contribuire al confronto in corso!

 

Buona lettura a tuttI!

 

 

 

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