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Venerdì, 21 Aprile 2017 20:01

S.O.S. GENITORI! Bambini e nuove tecnologie

In un video di qualche anno fa presente su youtube, si vede una bambina molto piccola che utilizza un Ipad con estrema disinvoltura, poco dopo alla bambina viene data una rivista che cerca di “utilizzare” proprio come un Ipad ma ovviamente “non funziona”.

Qualche tempo fa è stato coniato il termine di nativo digitale e immigrato digitale per distinguere quelle persone che sono nate prima o dopo l’avvento delle nuove tecnologie digitali.

Osservare la destrezza con cui un bambino utilizza uno strumento come Youtube rispetto ad un adulto è qualche cosa che spesso meraviglia.

Ma in che modo queste tecnologie influenzano lo sviluppo infantile? E che cosa fanno effettivamente i ragazzi quando prendono in mano il loro telefonino?

In questo articolo parleremo principalmente dei bambini e dei preadolescenti lasciando quindi fuori i ragazzi dai 14 anni in su, momento in cui la rete viene utilizzata in una maniera sicuramente differente rispetto alle precedenti fasi evolutive.

Secondo alcune ricerche il sito più amato dai pre-adolescenti è Youtube. Qui i bambini e i preadolescenti passano la maggior parte del loro tempo, oltre a quello investito sulle App ossia tutte quelle applicazione come Whatsapp, Snapchat, Telegram, Instagram e via dicendo.

Tornando allo sviluppo infantile, per comodità possiamo suddividerlo in tre aree: sviluppo cognitivo, fisico e sociale-affettivo.

Ovviamente questi ambiti non sono separati fra loro ed è ormai noto l’impatto che hanno le emozioni sui nostri apprendimenti.

Per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, le ricerche mostrano dei risultati molto contraddittori: alcune sottolineano il miglioramento del rendimento scolastico a seguito dell’utilizzo di programmi didattici online, altre invece lo disconfermano. Quello che emerge è che i bambini che utilizzano il computer sono maggiormente preparati per la scuola. A tale proposito comunque l’American Accademy of Pediatrics consiglia di evitare l’uso del monitor nei bambini prima dei 2 anni.

Uno dei motivi principali è l’effetto negativo sul sonno. Ci addentriamo quindi nell’area più fisica e nell’impatto che queste nuove tecnologie hanno sul nostro corpo.

Da uno studio condotto su alcuni bambini svedesi è emerso che quelli che più utilizzavano il computer o la tv dormivano meno oltre ad affermare più spesso di non amare la scuola.

Altri studi hanno mostrato l’effetto che hanno alcune onde emesse dallo schermo del computer sulla produzione di melatonina che è una sostanza prodotta dal nostro corpo che regola il sonno.

 

Ma che impatto hanno i “social” sullo sviluppo sociale e affettivo dei bambini?

Le ricerche cominciano a dare alcune risposte molto importanti e da non trascurare.

L’uso prolungato dei diversi dispositivi sembra inibire la naturale capacità dei soggetti più giovani di comprendere le espressioni facciali in quanto le ridotte interazioni faccia a faccia impoveriscono le abilità sociali che richiedono un contesto nel quale venire messe alla prova. Solo attraverso l'interazione con le persone il bambino impara a riconoscere gli stati d'animo altrui e rispondere di conseguenza regolando i propri affetti. Un bambino iperconnesso allo schermo del suo tablet rischia di essere disconnesso dalla realtà e di avere difficoltà a percepire e decodificare correttamente i segnali provenienti dall’ambiente e dalle persone. Le interazioni sociali diventano povere ed il rischio di emarginazione aumenta in modo considerevole.

Quindi le persone che hanno delle buone competenze sociali e delle buone relazioni utilizzano la rete per rafforzare i legami, mentre quelle più timide (spesso caratterizzate da ansia sociale) per comunicare quello che non riescono a comunicare in una relazione reale, cioè faccia a faccia. Internet permette a queste persone di avere il controllo ed evitare quindi situazioni imbarazzanti.

 

A partire da queste considerazioni come gestire il rapporto tra i bambini e le nuove tecnologie?

Impedire l’accesso ad Internet, oltre che praticamente impossibile, può voler dire perdere la possibilità di utilizzare delle importanti risorse che la rete può offrire. Non si può mettere in dubbio che internet per un bambino o un adolescente è uno strumento molto utile e un mezzo che offre e offrirà sempre più conoscenza e opportunità. Ma, al tempo stesso, internet si può trasformare in un’arma a doppio taglio.  

Sicuramente quello che può aiutare un genitore è un maggior controllo e la conoscenza dei software. On line esistono svariati blog che spiegano quali sono gli strumenti che si hanno a disposizione per modificare l’accesso on line e che tipo di filtri utilizzare per far sì che Internet venga utilizzato come mezzo positivo per lo sviluppo del bambino.

Il secondo luogo sono utili delle regole, per esempio per stabilire l’orario in cui computer e cellulari si devono spegnere, una sorta di check out digitale, oppure quando non è consentito utilizzarli (a tavola, ad esempio).

Quello che aiuta realmente è il dialogo.

Le regole vanno concordate insieme ai propri figli, questo non vuol dire che sono i figli a decidere ma che vengono aiutati a comprendere i rischi e le opportunità a cui vanno incontro, facendo nascere obiezioni e dubbi su quello che stanno affrontando:E’ un bene avere questi atteggiamenti in questa chat o commento su youtube?  Come mai?”; “Credi che possiamo aumentare la sicurezza in questa situazione?”; “Su questo blog danno questo consiglio, che ne pensi?”.

Quando le regole vengono concordate e negoziate aumenta la loro efficacia, perché vengono comprese, e soprattutto diventano un’occasione per conoscere meglio il mondo dei figli e aumentare la loro autonomia.  

Se sei interessato ai nostri laboratori esperienziali sull'argomento, clicca sul link sottostante:

http://www.associazioneinverso.it/psicologia-roma/psicologia-low-cost-novita-roma/31-s-o-s-genitori.html 

 

 

Articolo redatto dal Dott. Gian Luca Banini (aprile 2017)

 

 

 

 

Quando si pensa ad una famiglia ed al suo ciclo vitale, è naturale soffermarsi su tutte quelle tappe che inevitabilmente, anche se con tempi e sfumature diverse, ognuna attraversa. Ci riferiamo alla formazione della coppia, alla scelta di condividere un progetto di vita - che può comportare la convivenza o il matrimonio - all'arrivo dei figli in alcuni casi, alle trasformazioni inevitabili che con gli anni si susseguono. Basti pensare alle caratteristiche e ai "compiti" differenti di una famiglia con un neonato, di una famiglia con un bambino alle prese con l'inserimento a scuola o, proiettandoci avanti negli anni, di una famiglia alle prese con l'uscita di casa dei figli (per questioni di studio o lavorative) e con il  pensionamento dei genitori.

 

La famiglia, per poter essere funzionale, deve essere in grado di muoversi lungo due direzioni, quella dell'appartenenza, che caratterizza tutti i membri in ogni fase e, allo stesso tempo, la dimensione dell'autonomia che, col passare degli anni, deve permettere ai figli di diventare sempre più competenti ed autonomi.

Gli eventi appena descritti a grandi linee vengono definiti normativi, proprio perchè, anche se con tempi che non sono prevedibili, rappresentano la tipica evoluzione di un nucleo familiare. Esistono però molti altri eventi che, contrariamente ai precedenti, possono accadere in maniera imprevista ed improvvisa, generando delle fasi critiche che la famiglia si trova a dover gestire.

E' possibile farne diversi esempi, anche considerando l'attuale scenario sociale e culturale di cui facciamo parte: la perdita del lavoro di un genitore, un suo ricollocamento con ruolo e responsabilità differenti, un lutto precoce (di un genitore o di un familiare comunque vicino), la separazione della coppia e la conseguente necessità di trovare un nuovo equilibrio.

E' proprio in riferimento a quest'ultima eventualità che, con questo articolo, cercheremo di dare qualche indicazione in più. Non ci proponiamo di fornire delle risposte, trattandosi di un argomento delicato e che assume sfaccettature differenti a seconda delle specificità della famiglia che lo attraversa, ma di sollecitare piuttosto delle domande, dei temi su cui riflettere e potersi interrogare.

Prima di tutto, ci sembra utile dire che, quando una famiglia si trova a dover affrontare una separazione, tutti sono coinvolti dai cambiamenti in atto ma sicuramente i più piccoli vanno accolti, indirizzati e rassicurati sulla possibilità di trovare un nuovo equilibrio. Gli adulti conoscono bene (o quasi) ciò che li ha portati alla decisione di separarsi, mentre i bambini non ne hanno consapevolezza e andrebbero assolutamente tenuti fuori da confronti o, peggio, liti sui medesimi motivi.

Alcune indicazioni potranno sembrare quasi banali, pensando che col buon senso si potrebbe certamente affrontare la situazione nel migliore dei modi ma, per l'esperienza avuta e per le tante situazioni di sofferenza incontrate, ci sembra doveroso specificare che, quando il dispiacere, la delusione, il senso di fallimento e, in alcuni casi, la rabbia si manifestano nella coppia, è difficile rimanere lucidi ed anteporre il benessere dei figli alle altre dinamiche relazionali.

Come si può comunicare una separazione ai figli?

Molto dipende dall'età dei bambini o ragazzi in questione; una regola importante può essere quella di chiarire prima bene tra gli adulti quali sono i passi da compiere e le modalità con cui si affronteranno, e poi cercare il modo di condividere con i figli, insieme, senza esplicitare o lasciar intendere posizioni da "colpevoli o vittime".

A volte, la separazione arriva dopo una fase di elevata litigiosità o, in alcuni casi, dopo una fase in cui le comunicazioni tra i partner sono diventate quasi assenti e proprio i figli si sono trovati nella scomoda ed emotivamente faticosa condizione di portavoce ("Dici a tua madre che...."; "Fai capire a tuo padre che...."; "Se tuo padre facesse.."; "Se tua madre capisse...." sono solo alcuni esempi del vasto repertorio). La coppia, quando comincia a vivere una situazione di difficoltà, fa talvolta dei tentativi per risolvere o superare la fase di stallo in cui si trova. Quando le risorse individuali o comuni sembrano non bastare, potrebbe essere importante rivolgersi ad uno specialista, per confrontarsi su quello che sta accadendo ed orientarsi rispetto alle possibilità che potrebbero mettersi in atto.

Non è utile "far finta" che non stia cambiando niente; le coppie che spesso dichiarano di rimanere insieme per i figli, non riescono poi ad evitare che dinamiche disfunzionali ricadano proprio su questi ultimi. Affrontare una separazione e cercare di salvaguardare o, se si è già andati troppo in là, di recuperare una dimensione di genitorialità è sicuramente un obiettivo per favorire il benessere di tutta la famiglia.

I bambini, soprattutto oggi, con lo scenario variegato di tipologie di famiglie con cui vengono in contatto (a scuola, nel tempo libero, attraverso i media), sono in grado di accogliere un cambiamento ed adattarsi, ma vanno sicuramente rassicurati rispetto a dei timori che potremmo definire fisiologici.

Nella quasi totalità dei casi, uno dei genitori lascia la casa in cui si conviveva. I bambini o ragazzi, devono sperimentare ed imparare che l'assenza fisica non corrisponde ad un'assenza emotiva e che, sicuramente con degli sforzi, i rapporti con entrambi i genitori possono e devono continuare ad essere risorsa. Spesso i figli si ritrovano a dover dividere il proprio tempo tra le abitazioni di entrambi i genitori, a dover portare con sé vestiti, giochi, materiale scolastico e cose proprie, dovendo ridistribuire, insieme al tempo, anche gli spazi ed il senso di appartenenza.

Per portare a termine una separazione con esiti positivi, è importante che la coppia possa recuperare le proprie risorse, contattando la stima e la fiducia che, in passato, sono state alla base del rapporto. Questo per garantire una buona crescita ai figli e un confronto sano con entrambi i genitori. In questi casi, aiutare i genitori a mediare, supportarli al fine di poter distinguere il piano coniugale da quello genitoriale e aiutare i figli a non farsi carico delle ferite dei genitori, sono passi fondamentali per porre le premesse di una famiglia felice, con una nuova struttura ed organizzazione. Laddove la separazione ci sia già stata, accompagnata da eventi che hanno impedito di chiudere serenamente o con la stima di cui abbiamo parlato, può essere importante offrire uno spazio d'ascolto alla famiglia, per aiutare i figli a ricollocarsi nella giusta posizione. Un altro nodo sicuramente importante riguarda i rapporti con eventuali nuovi partner e, in alcuni casi, con i figli di questi ultimi. I bambini ed i ragazzi possono attraversare dei momenti di confusione e ritrovarsi con fratelli e sorelle, che magari dividono con loro la casa o una stanza, e con altre figure di riferimento adulte che, sicuramente, non devono sostituirsi o confondersi con i genitori. Se già per gli adulti questo scenario sembra complesso, è facile pensare cosa possa suscitare nell'emotività e nei pensieri di un figlio, nel quale il senso di lealtà ed i vissuti come il senso di colpa possono necessitare di tempo per esser superati.

Il nostro centro ha in programma degli incontri esperienziali su questa tematica, sulla separazione e su alcune delle possibili conseguenze all'interno delle famiglie;  incontri durante i quali, con l'aiuto di strumenti sistemici, e grazie all'utilizzo di supporti visivi e grafici come le fotografie, il disegno ed attività ludiche strutturate, si aiuteranno proprio i figli a facilitare, riallacciare o pensare in una nuova maniera il rapporto con i genitori.

L'idea è che non solo con le parole ma anche con le immagini, la storia della famiglia possa essere rinarrata, modificandone il finale, non negando una separazione forse inevitabile, ma ricucendo quegli strappi emotivi dolorosi che ne sono conseguiti, così da  favorire il benessere di tutta la famiglia.

Per coloro che fossero interessati, sarà possibile restare aggiornati sui laboratori in programma cliccando sul link sottostante:

http://www.associazioneinverso.it/psicologia-roma/psicologia-low-cost-novita-roma/31-s-o-s-genitori.html 

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Lia D'Angelo (aprile 2017)

 

A quale genitore non capita (più o meno spesso) di trovarsi in difficoltà quando il proprio figlio propone dei comportamenti "problematici"? Può accadere, per esempio, che i bambini non rispettino le regole, facciano eccessiva confusione o che adottino comportamenti apertamente oppositivi o di ritiro. Le reazioni più comuni ma, ahimè, generalmente anche poco efficaci, sono:

  • sgridare
  • fare le prediche
  • minacciare (spesso senza poi far seguire i fatti alle parole)
  • punire

In queste circostanze - come ben sanno i genitori stessi - circolano emozioni di rabbia e frustrazione, sia nell’adulto che nel bambino, impegnati in una sorta di fallimentare braccio di ferro per il controllo della situazione.

A questo punto è opportuno fermarsi per cercare di focalizzare qualcosa che evidentemente sfugge nel flusso, presi, come si è, dal “fare” e dal cercare soluzioni che possano arginare il comportamento problematico e, soprattutto, le emozioni sgradevoli che vi si associano.

Innanzitutto chiediamoci: perché i bambini “non si comportano bene”?

Una prima considerazione è che il desiderio di rispondere adeguatamente alle richieste dell’adulto, seppur presente, deve fare i conti con la spinta verso l’autonomia: i bambini vogliono avere la sensazione di poter controllare la situazione!

Inoltre, diciamo la verità: comportarsi “bene” in genere richiede più impegno che comportarsi “male”! Pulire e mettere in ordine una stanza non è divertente come fare confusione, mettersi silenziosamente in fila per uscire dalla classe è più faticoso che muoversi disordinatamente chiacchierando con i compagni.

Infine, c’è da dire che a volte i comportamenti inadeguati possono avere a che fare con una reale difficoltà del bambino, ossia essere l’espressione della mancanza o compromissione di specifiche competenze in connessione ad altrettanto specifici quadri psicopatologici (es.: ritardo, autismo, ADHD, etc.).

E’ evidente che capire che tipo di “fatica” sta esprimendo il figlio attraverso il suo comportamento-problema permette al genitore di compiere un passaggio fondamentale: rimodulare le proprie aspettative ed eventualmente ritarare la strategia educativa (in termini di tempi, obiettivi, strumenti).

In ogni caso, non cambia il “modus operandi”, ormai ampiamente condiviso dagli esperti del settore: se si vuole intervenire (a seconda dei casi: modificare, eliminare o ridurre) su specifici comportamenti è più efficace ricorrere a strategie che si basino su premi piuttosto che su punizioni!

 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE PREMIARE E GRATIFICARE I BAMBINI?

Sebbene, come dicevamo poc’anzi, è comprensibile e comune che di fronte a ripetuti comportamenti inadeguati dei figli si attivino nei genitori sentimenti di sconforto, rabbia e confusione, ciò non è “vincente”: i bambini hanno bisogno di sentire dall’adulto esattamente l’opposto, ossia fiducia, calma, chiarezza e fermezza. In questo quadro generale, sono decisamente più motivanti i premi rispetto alle punizioni.

I bambini sono infatti più facilmente spinti a fare qualcosa se ciò consente loro un risultato positivo: “controllano” in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione (sia in termini di premio ottenuto che di autostima) per la fatica impiegata.

Le punizioni (date in risposta al non aver fatto quanto atteso) vanno invece usate solo in caso di necessità perché, sebbene possano agire da deterrente, non è escluso che inneschino dei comportamenti problematici, dettati dal risentimento e dalla frustrazione. Inoltre non fanno migliorare l’autostima del bambino. In ogni caso, è auspicabile che coincidano con la perdita di privilegi (es.: divieto di vedere la tv la sera), piuttosto che con l’obbligo a fare cose indesiderate (es: operazioni di aritmetica supplementari).

Inoltre, per quanto riguarda i premi, c’è da evidenziare che:

  • forniscono ai bambini un incentivo temporaneo a provare nuove modalità di comportamento
  • possono essere concordati con il bambino, dandogli così l’attenzione e il “controllo” di cui ha bisogno
  • possono essere beni materiali, ma anche – e meglio ancora - attività (per esempio tempo di gioco esclusivo con mamma o papà o con i compagni di classe, una gita domenicale, etc.)
  • dovrebbero essere cose attraenti ma piccole (sebbene commisurate allo sforzo richiesto al bambino)

 

I PROGRAMMI DI GRATIFICAZIONE PER I BAMBINI

Seguendo il noto riferimento teorico della Token Economy – tecnica largamente utilizzata, tra l’altro, anche in ambito scolastico – è possibile sfruttare il “potere” dei premi inserendoli all’interno di un vero e proprio programma di gratificazione, da creare “ad hoc” per il bambino che presenti particolari comportamenti problematici: tenendo conto di variabili quali temperamento, età, interessi e contesto, si dovrà pensare in modo creativo a un programma che lo motivi facendogli sentire che quello è il “suo” programma (di cui si terrà traccia attraverso opportuni tabelloni o simili).

Questo tipo di intervento è generalmente efficace per bambini tra i 3 e i 10 anni e può essere utilmente applicato per comportamenti quali: conflittualità tra fratelli, difficoltà a finire i compiti, comportamento inadeguato a tavola, etc.

L’associazione InVerso sta organizzando a Roma un mini laboratorio dal nome “S.O.S. GENITORI”: tre incontri che si terranno a Roma, focalizzati ciascuno su una specifica tematica e “sfida educativa”. In uno di essi ci occuperemo, appunto, di come gestire i comportanti-problema, entrando nel merito dei programmi di gratificazione e costruendone insieme alcuni.

A breve maggiori dettagli ;-)

Se sei interessato ai nostri laboratori esperienziali sull'argomento, clicca sul link sottostante:

http://www.associazioneinverso.it/psicologia-roma/psicologia-low-cost-novita-roma/31-s-o-s-genitori.html 

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Laura Dominijanni (marzo 2017)

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