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Giovedì, 19 Luglio 2018 09:05

Chiusura estiva 2018

L'Associazione di psicoterapia InVerso sospende le proprie attività da giovedì 26 luglio a domenica 2 settembre.

In questo periodo i professionisti di InVerso non sono contattabili personalmente ma, come di prassi, rimangono attive mail e segreteria telefonica.

Buone Vacanze a tutti!

Martedì, 12 Dicembre 2017 23:18

La "solitudine" dello psicologo domiciliare

Per uno psicologo lavorare presso il domicilio del paziente - lo sa bene chi già opera in questo contesto - non è una semplice variante logistica! Spostare il setting dal proprio studio/ambulatorio per entrare nel luogo dell’intimità e quotidianità dell’utente è un movimento che attiva, fra le parti in gioco, infinite, particolari e complesse emozioni e dinamiche.

Lo psicologo si ritrova all'interno di uno scenario decisamente differente da quello in cui lo colloca l’immaginario collettivo: non più comodamente seduto sulla propria poltrona, taccuino alla mano e lettino, bensì…immerso negli spazi sconosciuti abitati dal paziente e dai suoi familiari. Spazi che spesso “parlano” in modo molto forte della sofferenza o del disagio per cui viene richiesto l’intervento domiciliare, spazi in cui si respira il clima emotivo che permea la quotidianità di chi ci vive, spazi che necessitano a volte di nuovi confini e possibilità di esplorazione, di essere reinvestiti emotivamente, di diventare luogo di cura ed evoluzione, laddove invece magari sono percepiti principalmente come luogo di malattia o di esasperato e doloroso conflitto. Essere catalizzatore di una trasformazione di questo tipo richiede allo psicologo diverse competenze. Innanzitutto flessibilità e creatività, per utilizzare al meglio le risorse e le sorprese che si trova intorno a disposizione, per adattarsi alla mutevolezza delle situazioni. Questo però mantenendo fermo il setting, inteso come assetto interno, funzione psichica che permette alla relazione di essere pensata e contenuta dentro dei confini chiari. Lo psicologo domiciliare dovrà anche avere la capacità “sistemica” di entrare, accomodarsi e associarsi (per dirla con Minuchin, padre fondatore dell’approccio strutturale sistemico) senza rimanerne invischiato o essere manipolato, cosa che è evidentemente più delicata quando si entra letteralmente dentro al sistema. Sarà inoltre necessario saper fare un buon lavoro di rete, perché le situazioni domiciliari sono spesso, per loro stessa natura, complesse e bisognose di un intervento che tenga insieme i pezzi: potrebbero esserci, per esempio, altre figure professionali private coinvolte (quali educatori, badanti) oppure un percorso attivo o da attivare presso csm o altri servizi territoriali, enti del terzo settore, etc.

 

Terapia domiciliare: quali sfide per lo psicologo?

Da quanto detto finora, risulta chiara la complessità e le sfide con cui si confronta lo psicologo domiciliare. Tra queste, spicca in primo luogo la necessità di uscire dal senso di solitudine che spesso sperimenta. E’ proprio questo il vissuto che più frequentemente viene riportato da chi lavora nel contesto domiciliare: ci si trova molto esposti emotivamente, immersi in situazioni complesse, “ospiti”, senza avere le spalle coperte da una istituzione o dalla cornice professionale dello studio, fisicamente lontano dai colleghi.

Ovviamente i possibili contesti e l’utenza per la quale l’intervento domiciliare di tipo psicologico ha senso di esistere sono multipli e diversi tra loro, ma in genere hanno due caratteristiche: complessità e fragilità. Si tratta di dimensioni che hanno bisogno di essere pensate e tenute insieme: per fare ciò la mente di gruppo è una risorsa fondamentale.

InVerso si occupa da anni di psicologia e psicoterapia a domicilio e ciò che ci consente di procedere in questo affascinante e complesso ambito di intervento è indubbiamente il lavoro di gruppo che fa da contenitore e contesto di elaborazione di vissuti e dinamiche intrapsichiche ed interpersonali, ci consente di “pensare” storie e possibilità, guardare con doppio sguardo interno-esterno i sistemi in cui entriamo.

La domanda di intervento domiciliare sembra essere in aumento, ma se consideriamo la delicatezza e la fatica del lavoro che si fa a domicilio (pensiamo alle situazioni psichiatriche, alle disabilità gravi, alle patologie degenerative o in fase terminale) appare evidente il bisogno per noi psicologi di “attrezzarci” adeguatamente: non ci si può improvvisare psicologi domiciliari, perché non si tratta semplicemente di “spostare” il lavoro dallo studio a casa del paziente! E’ necessario piuttosto agire con competenza e con una serie di “tutele”.

 

Lo psicologo e gli interventi domiciliari: quali competenze?

Tre passi importanti da fare per lavorare come psicologo in setting domiciliare:

  1. valutare: capire se fa per noi questa “rivoluzione” di movimento e quale target di utenza si sente di volere e potere avvicinare nel proprio domicilio;
  2. formarsi: è vero che esiste poca letteratura specifica sull’argomento e corsi o contesti di formazione, ma è anche vero che qualcosa inizia ad esserci. L’Ordine Psicologi del Lazio, per esempio, ha attivato un gruppo di lavoro che si chiama proprio “Psicologia e Interventi Domiciliari” che, tra le altre cose, sta elaborando un ebook sull’argomento;
  3. “fare rete”, uscire dall’isolamento, confrontarsi: si tratta di strumenti importanti per lo psicologo in generale, ma ancor di più se opera a domicilio.

InVerso a febbraio attiverà un gruppo di intervisione per psicologi che lavorano in contesti domiciliari. A breve maggiori dettagli ;-)

Articolo redatto da Dr.ssa Laura Dominijanni (dicembre 2017)

Venerdì, 09 Dicembre 2016 10:42

Ansia: come riconoscerla ed affrontarla

 

  


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Molto spesso si sente parlare di disturbi, di sintomi o di vere e proprie "crisi" d'ansia e, soffermandoci sui ritmi della società in cui viviamo, a volte sembra quasi inevitabile sperimentare queste condizioni.

         Anche il particolare momento dell'anno, in cui le vacanze di Natale sono alle porte, accompagnate dalle inevitabili conseguenze - positive o negative che siano, ma sicuramente significative - fa sì che questi vissuti siano percepiti in maniera amplificata, a volte facendoci sentire all'interno di un vortice in cui è faticoso mantenere il controllo e, forse, la calma. Ogni persona, in base alle proprie risorse, alla propria storia e alle proprie vulnerabilità, si trova a dover fare i conti con un momento, unico nell'anno ma che ciclicamente rappresenta uno step obbligato, in cui avvengono diverse cose: si susseguono rituali familiari, momenti piacevoli e piccoli o grandi "doveri", una quotidianità che non è quella lavorativa, le relazioni affettive e le proprie famiglie sembrano quasi fare un salto nel passato, sovrapponendosi alle famiglie d'origine.

 

         Ma qual è la reale differenza tra uno stato "normale", potremmo dire fisiologico, in cui l'ansia viene avvertita ma gestita, ed una condizione in cui, invece, può essere importante rivolgersi ad uno specialista per ricevere orientamento e supporto? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza con qualche spunto in più.

 

         Il vocabolo “ansia” deriva dalla parola latina “anxius” che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare. Chi ha sperimentato i sintomi caratteristici dell'ansia sa bene che il senso di affanno e di oppressione, insieme ad altre risposte ormonali, neurovegetative e comportamentali, rappresentano le sensazioni più comuni che permettono di riconoscerla. Questa condizione si manifesta, infatti, in aggiunta agli aspetti sopracitati, con modificazioni psicologiche quali tensione emotiva, apprensione, insicurezza, e modificazioni fisiche, come palpitazioni, tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di asfissia e soffocamento, irrequietezza motoria, mal di stomaco, nausea, secchezza delle fauci, raucedine e, in alcuni casi, stordimento.

 

         Se ampliamo il nostro sguardo d'osservazione e ci focalizziamo sul "senso primordiale", sulla funzione di questo meccanismo di risposta, possiamo leggerla come una condizione che prepara l'organismo a recepire immediatamente uno stimolo ed a massimizzare la capacità di reazione. Si verifica in risposta a circostanze stressanti percepite come una minaccia per l'integrità della persona. Con delle reazioni molto simili alla paura, se ne differenzia perché non viene scatenata da un contenuto specifico, ad eccezione che nelle fobie.

         Se in questa ottica, possiamo leggere l'ansia come un meccanismo che favorisce l'adattamento, dunque positivo, rimanendo su un continuum di sensazioni e vissuti emotivi, l'ansia diviene patologica quando insorge in manaiera sproporzionata rispetto alla situazione da affrontare o quando compare in assenza di uno stimolo adeguato e proporzionale, producendo risposte inadattive e dando luogo ad una sofferenza soggettiva molto importante.

         Si tratta di uno dei disturbi psicologici più diffusi e, in alcune situazioni, può diventare seriamente invalidante. Con un intervento tempestivo, di solo supporto psicoterapeutico o, nei casi in cui risulti necessario, di supporto anche farmacologico, può risolversi, lasciando che la persona recuperi la "sua normalità".

         I parametri che possono aiutarci a capire se siamo in presenza di una condizione fisiologica o se, invece, potrebbe essere utile chiedere una consulenza che permetta di confrontarsi con un professionista, sono tre: l'intensità dei vissuti, la frequenza con cui i sintomi compaiono, insieme alla loro durata, e la congruenza rispetto alle situazioni che li scatenano.

         Il primo dei tre indicatori si riferisce ad un livello, che può essere lieve, intermedio o significativo, delle modificazioni fisiologiche e a quanto interferiscano con le normali attività della persona (lavoro, relazioni, qualità del sonno, tipologia e qualità dei pensieri). La frequenza ci aiuta ad interrogarci su quando l'ansia compaia, con episodi di che durata e ci allerta in maniera particolare se ci accorgiamo che, non essendo più una risposta a stimoli stressanti, sembra esser diventata una costante nella vita e nel funzionamento psicologico della persona. La congruenza, infine, ci dice se ciò che la persona vive è proporzionato alla situazione che individua come causa scatenante, laddove questo accada e non si tratti di sensazioni, emozioni e vissuti che vengono descritti dalla classica espressione "compaiono a ciel sereno".

         Dunque, il primo passo è quello di distinguere il livello raggiunto in base a questi primi parametri e, ripercorrendo la propria storia, cercare di capire se ci siano stati dei momenti simili nel passato, come si siano risolti e se ad esser cambiata sia la qualità dei vissuti o, in qualche modo, la loro intensità.

         Rispetto alle cause dell'ansia, le ipotesi sono tante e si differenziano anche rispetto alle teorie di riferimento: il focus può esser posizionato su vari aspetti, dal rapporto con le figure di attaccamento significative, passando per l'immagine che la persona ha di sé come di un individuo in grado di fronteggiare le difficoltà (dunque con un adeguato senso di autoefficacia ed un buon livello di autostima), fino ad arrivare allo stile cognitivo con cui si interpretano gli eventi.

         L'Associazione InVerso offre la possibilità di un confronto con uno dei suoi professionisti, nel corso di un colloquio conoscitivo, per poter dare il giusto ascolto alla storia di chi ci contatta. Rivolgersi ad uno specialista può essere importante per capire se ci ritroviamo all'interno di una fascia gestibile, anche se faticosa, in cui ad esempio può essere utile acquisire delle tecniche di rilassamento, o se ci troviamo in presenza di una condizione patologica per la quale è consigliabile un intervento psicoterapeutico supportivo.

         All'interno delle nostre sedi è possibile effettuare dei percorsi di tipo individuale, di coppia o familiare: a seconda dell'età, delle specificità emerse nel corso del primo contatto telefonico e del primo incontro vis à vis, la persona viene indirizzata, se lo si ritiene opportuno, alla tipologia di intervento più adeguata per affrontare il disagio presente. L’obiettivo è aiutarla a recuperare una buona qualità della vita e quegli aspetti legati al funzionamento sociale che spesso l'ansia costringe a ridimensionare o ad annullare

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Lia D'Angelo (dicembre 2016)

 

 

L'Ordine degli Psicologi del Lazio ha attivato un anno fa un gruppo di lavoro dedicato agli INTERVENTI DOMICILIARI.

Ora è stato inaugurato il relativo blog "LO PSICOLOGO A DOMICILIO", rivolto alla cittadinanza.

 

Piano piano si muovono e smuovono un po' di cose sulla delicata "area di confine" del domicilio...e InVerso e' lieta di dare diffusione di ciò e contribuire al confronto in corso!

 

Buona lettura a tuttI!

 

 

 

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