Questo sito usa i cookies solo per facilitarne il suo utilizzo aiutandoci a capire un po' meglio come lo utilizzi, migliorando di conseguenza la qualità della navigazione tua e degli altri. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner premendo il tasto "ACCETTA" acconsenti all'uso dei cookie.

Venerdì, 09 Dicembre 2016 10:42

Ansia: come riconoscerla ed affrontarla

 

  


 ansia immagine.jpg

 

Molto spesso si sente parlare di disturbi, di sintomi o di vere e proprie "crisi" d'ansia e, soffermandoci sui ritmi della società in cui viviamo, a volte sembra quasi inevitabile sperimentare queste condizioni.

         Anche il particolare momento dell'anno, in cui le vacanze di Natale sono alle porte, accompagnate dalle inevitabili conseguenze - positive o negative che siano, ma sicuramente significative - fa sì che questi vissuti siano percepiti in maniera amplificata, a volte facendoci sentire all'interno di un vortice in cui è faticoso mantenere il controllo e, forse, la calma. Ogni persona, in base alle proprie risorse, alla propria storia e alle proprie vulnerabilità, si trova a dover fare i conti con un momento, unico nell'anno ma che ciclicamente rappresenta uno step obbligato, in cui avvengono diverse cose: si susseguono rituali familiari, momenti piacevoli e piccoli o grandi "doveri", una quotidianità che non è quella lavorativa, le relazioni affettive e le proprie famiglie sembrano quasi fare un salto nel passato, sovrapponendosi alle famiglie d'origine.

 

         Ma qual è la reale differenza tra uno stato "normale", potremmo dire fisiologico, in cui l'ansia viene avvertita ma gestita, ed una condizione in cui, invece, può essere importante rivolgersi ad uno specialista per ricevere orientamento e supporto? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza con qualche spunto in più.

 

         Il vocabolo “ansia” deriva dalla parola latina “anxius” che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare. Chi ha sperimentato i sintomi caratteristici dell'ansia sa bene che il senso di affanno e di oppressione, insieme ad altre risposte ormonali, neurovegetative e comportamentali, rappresentano le sensazioni più comuni che permettono di riconoscerla. Questa condizione si manifesta, infatti, in aggiunta agli aspetti sopracitati, con modificazioni psicologiche quali tensione emotiva, apprensione, insicurezza, e modificazioni fisiche, come palpitazioni, tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di asfissia e soffocamento, irrequietezza motoria, mal di stomaco, nausea, secchezza delle fauci, raucedine e, in alcuni casi, stordimento.

 

         Se ampliamo il nostro sguardo d'osservazione e ci focalizziamo sul "senso primordiale", sulla funzione di questo meccanismo di risposta, possiamo leggerla come una condizione che prepara l'organismo a recepire immediatamente uno stimolo ed a massimizzare la capacità di reazione. Si verifica in risposta a circostanze stressanti percepite come una minaccia per l'integrità della persona. Con delle reazioni molto simili alla paura, se ne differenzia perché non viene scatenata da un contenuto specifico, ad eccezione che nelle fobie.

         Se in questa ottica, possiamo leggere l'ansia come un meccanismo che favorisce l'adattamento, dunque positivo, rimanendo su un continuum di sensazioni e vissuti emotivi, l'ansia diviene patologica quando insorge in manaiera sproporzionata rispetto alla situazione da affrontare o quando compare in assenza di uno stimolo adeguato e proporzionale, producendo risposte inadattive e dando luogo ad una sofferenza soggettiva molto importante.

         Si tratta di uno dei disturbi psicologici più diffusi e, in alcune situazioni, può diventare seriamente invalidante. Con un intervento tempestivo, di solo supporto psicoterapeutico o, nei casi in cui risulti necessario, di supporto anche farmacologico, può risolversi, lasciando che la persona recuperi la "sua normalità".

         I parametri che possono aiutarci a capire se siamo in presenza di una condizione fisiologica o se, invece, potrebbe essere utile chiedere una consulenza che permetta di confrontarsi con un professionista, sono tre: l'intensità dei vissuti, la frequenza con cui i sintomi compaiono, insieme alla loro durata, e la congruenza rispetto alle situazioni che li scatenano.

         Il primo dei tre indicatori si riferisce ad un livello, che può essere lieve, intermedio o significativo, delle modificazioni fisiologiche e a quanto interferiscano con le normali attività della persona (lavoro, relazioni, qualità del sonno, tipologia e qualità dei pensieri). La frequenza ci aiuta ad interrogarci su quando l'ansia compaia, con episodi di che durata e ci allerta in maniera particolare se ci accorgiamo che, non essendo più una risposta a stimoli stressanti, sembra esser diventata una costante nella vita e nel funzionamento psicologico della persona. La congruenza, infine, ci dice se ciò che la persona vive è proporzionato alla situazione che individua come causa scatenante, laddove questo accada e non si tratti di sensazioni, emozioni e vissuti che vengono descritti dalla classica espressione "compaiono a ciel sereno".

         Dunque, il primo passo è quello di distinguere il livello raggiunto in base a questi primi parametri e, ripercorrendo la propria storia, cercare di capire se ci siano stati dei momenti simili nel passato, come si siano risolti e se ad esser cambiata sia la qualità dei vissuti o, in qualche modo, la loro intensità.

         Rispetto alle cause dell'ansia, le ipotesi sono tante e si differenziano anche rispetto alle teorie di riferimento: il focus può esser posizionato su vari aspetti, dal rapporto con le figure di attaccamento significative, passando per l'immagine che la persona ha di sé come di un individuo in grado di fronteggiare le difficoltà (dunque con un adeguato senso di autoefficacia ed un buon livello di autostima), fino ad arrivare allo stile cognitivo con cui si interpretano gli eventi.

         L'Associazione InVerso offre la possibilità di un confronto con uno dei suoi professionisti, nel corso di un colloquio conoscitivo, per poter dare il giusto ascolto alla storia di chi ci contatta. Rivolgersi ad uno specialista può essere importante per capire se ci ritroviamo all'interno di una fascia gestibile, anche se faticosa, in cui ad esempio può essere utile acquisire delle tecniche di rilassamento, o se ci troviamo in presenza di una condizione patologica per la quale è consigliabile un intervento psicoterapeutico supportivo.

         All'interno delle nostre sedi è possibile effettuare dei percorsi di tipo individuale, di coppia o familiare: a seconda dell'età, delle specificità emerse nel corso del primo contatto telefonico e del primo incontro vis à vis, la persona viene indirizzata, se lo si ritiene opportuno, alla tipologia di intervento più adeguata per affrontare il disagio presente. L’obiettivo è aiutarla a recuperare una buona qualità della vita e quegli aspetti legati al funzionamento sociale che spesso l'ansia costringe a ridimensionare o ad annullare

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Lia D'Angelo (dicembre 2016)

 

 

Contatta Psicologo Roma

Aiuto Psicologico

Per info o Appuntamenti chiama o compila il modulo, ti risponderemo al più presto

  • 06 92 94 62 45 per lasciare un messaggio con il vostro recapito in segreteria (h24) ed essere richiamati al più presto.
  • 389 94 11 777 per parlare con un professionista dal lun. al ven. (ore 10,00-14,00)

L'invio di questo modulo, implica il consenso al trattamento dei dati secondo la normativa sulla privacy.