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A quale genitore non capita (più o meno spesso) di trovarsi in difficoltà quando il proprio figlio propone dei comportamenti "problematici"? Può accadere, per esempio, che i bambini non rispettino le regole, facciano eccessiva confusione o che adottino comportamenti apertamente oppositivi o di ritiro. Le reazioni più comuni ma, ahimè, generalmente anche poco efficaci, sono:

  • sgridare
  • fare le prediche
  • minacciare (spesso senza poi far seguire i fatti alle parole)
  • punire

In queste circostanze - come ben sanno i genitori stessi - circolano emozioni di rabbia e frustrazione, sia nell’adulto che nel bambino, impegnati in una sorta di fallimentare braccio di ferro per il controllo della situazione.

A questo punto è opportuno fermarsi per cercare di focalizzare qualcosa che evidentemente sfugge nel flusso, presi, come si è, dal “fare” e dal cercare soluzioni che possano arginare il comportamento problematico e, soprattutto, le emozioni sgradevoli che vi si associano.

Innanzitutto chiediamoci: perché i bambini “non si comportano bene”?

Una prima considerazione è che il desiderio di rispondere adeguatamente alle richieste dell’adulto, seppur presente, deve fare i conti con la spinta verso l’autonomia: i bambini vogliono avere la sensazione di poter controllare la situazione!

Inoltre, diciamo la verità: comportarsi “bene” in genere richiede più impegno che comportarsi “male”! Pulire e mettere in ordine una stanza non è divertente come fare confusione, mettersi silenziosamente in fila per uscire dalla classe è più faticoso che muoversi disordinatamente chiacchierando con i compagni.

Infine, c’è da dire che a volte i comportamenti inadeguati possono avere a che fare con una reale difficoltà del bambino, ossia essere l’espressione della mancanza o compromissione di specifiche competenze in connessione ad altrettanto specifici quadri psicopatologici (es.: ritardo, autismo, ADHD, etc.).

E’ evidente che capire che tipo di “fatica” sta esprimendo il figlio attraverso il suo comportamento-problema permette al genitore di compiere un passaggio fondamentale: rimodulare le proprie aspettative ed eventualmente ritarare la strategia educativa (in termini di tempi, obiettivi, strumenti).

In ogni caso, non cambia il “modus operandi”, ormai ampiamente condiviso dagli esperti del settore: se si vuole intervenire (a seconda dei casi: modificare, eliminare o ridurre) su specifici comportamenti è più efficace ricorrere a strategie che si basino su premi piuttosto che su punizioni!

 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE PREMIARE E GRATIFICARE I BAMBINI?

Sebbene, come dicevamo poc’anzi, è comprensibile e comune che di fronte a ripetuti comportamenti inadeguati dei figli si attivino nei genitori sentimenti di sconforto, rabbia e confusione, ciò non è “vincente”: i bambini hanno bisogno di sentire dall’adulto esattamente l’opposto, ossia fiducia, calma, chiarezza e fermezza. In questo quadro generale, sono decisamente più motivanti i premi rispetto alle punizioni.

I bambini sono infatti più facilmente spinti a fare qualcosa se ciò consente loro un risultato positivo: “controllano” in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione (sia in termini di premio ottenuto che di autostima) per la fatica impiegata.

Le punizioni (date in risposta al non aver fatto quanto atteso) vanno invece usate solo in caso di necessità perché, sebbene possano agire da deterrente, non è escluso che inneschino dei comportamenti problematici, dettati dal risentimento e dalla frustrazione. Inoltre non fanno migliorare l’autostima del bambino. In ogni caso, è auspicabile che coincidano con la perdita di privilegi (es.: divieto di vedere la tv la sera), piuttosto che con l’obbligo a fare cose indesiderate (es: operazioni di aritmetica supplementari).

Inoltre, per quanto riguarda i premi, c’è da evidenziare che:

  • forniscono ai bambini un incentivo temporaneo a provare nuove modalità di comportamento
  • possono essere concordati con il bambino, dandogli così l’attenzione e il “controllo” di cui ha bisogno
  • possono essere beni materiali, ma anche – e meglio ancora - attività (per esempio tempo di gioco esclusivo con mamma o papà o con i compagni di classe, una gita domenicale, etc.)
  • dovrebbero essere cose attraenti ma piccole (sebbene commisurate allo sforzo richiesto al bambino)

 

I PROGRAMMI DI GRATIFICAZIONE PER I BAMBINI

Seguendo il noto riferimento teorico della Token Economy – tecnica largamente utilizzata, tra l’altro, anche in ambito scolastico – è possibile sfruttare il “potere” dei premi inserendoli all’interno di un vero e proprio programma di gratificazione, da creare “ad hoc” per il bambino che presenti particolari comportamenti problematici: tenendo conto di variabili quali temperamento, età, interessi e contesto, si dovrà pensare in modo creativo a un programma che lo motivi facendogli sentire che quello è il “suo” programma (di cui si terrà traccia attraverso opportuni tabelloni o simili).

Questo tipo di intervento è generalmente efficace per bambini tra i 3 e i 10 anni e può essere utilmente applicato per comportamenti quali: conflittualità tra fratelli, difficoltà a finire i compiti, comportamento inadeguato a tavola, etc.

L’associazione InVerso sta organizzando a Roma un mini laboratorio dal nome “S.O.S. GENITORI”: tre incontri che si terranno a Roma, focalizzati ciascuno su una specifica tematica e “sfida educativa”. In uno di essi ci occuperemo, appunto, di come gestire i comportanti-problema, entrando nel merito dei programmi di gratificazione e costruendone insieme alcuni.

A breve maggiori dettagli ;-)

Se sei interessato ai nostri laboratori esperienziali sull'argomento, clicca sul link sottostante:

http://www.associazioneinverso.it/psicologia-roma/psicologia-low-cost-novita-roma/31-s-o-s-genitori.html 

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Laura Dominijanni (marzo 2017)

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