Questo sito usa i cookies solo per facilitarne il suo utilizzo aiutandoci a capire un po' meglio come lo utilizzi, migliorando di conseguenza la qualità della navigazione tua e degli altri. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner premendo il tasto "ACCETTA" acconsenti all'uso dei cookie.

I gruppi multifamiliari: cosa sono e come funzionano

 

 

I gruppi multifamiliari: cosa sono e come funzionano

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Laura Dominijanni, il 28/02/2012

 

I gruppi multifamiliari sono nati in Argentina, sotto la guida dello psicanalista Jorge Garcìa Badaracco, per poi diffondersi a macchia di leopardo in Italia (in particolare nel contesto pubblico romano) a partire dagli anni '90. Si tratta di una forma di intervento clinico che si inserisce nell'ambito dei grandi cambiamenti avvenuti a seguito dell'entrata in vigore della legge 180 (più comunemente conosciuta come "legge Basaglia"). E' importante ricordare che con la chiusura dei manicomi la centralità delle cure si spostava fuori dall'istituzione, sui servizi territoriali (centri di salute mentale, centri diurni, comunità terapeutico-riabilitative, servizi psichiatrici di diagnosi e cura). Da quel momento gli operatori psichiatrici iniziarono a curare le gravi malattie mentali nel tessuto sociale e nelle famiglie, per cui nacquero risposte nuove, articolate e complesse che dovevano far fronte ad una realtà mutata. Lavorando fianco a fianco e integrando interventi diversi (individuale, familiare, di gruppo) gli operatori svilupparono nel tempo un confronto che ha portato, oggi, ad un comune convincimento: la cura dei pazienti di area psicotica non può prescindere dalla cura delle loro famiglie, o meglio dal prendersi cura delle dinamiche familiari (Carli, Bernardi, 2009). La grave patologia mentale, infatti, non è dovuta ad un trauma isolato –pensiero ricorrente sia nei familiari che nei pazienti- quanto piuttosto a quella "trappola" complessa di legami e gabbie comunicative all'interno delle quali sono imprigionati tutti i componenti del nucleo familiare.

A tale proposito G. Badaracco parla di "interdipendenze patologiche e patogene", situazioni in cui genitori e figli rimangono bloccati nel proprio processo di crescita. Di fatti, chi si ammala psichicamente torna ad essere piccolo e, quindi, meno responsabile della propria vita. Questo, implicitamente, sollecita il mantenimento di un assetto costante della relazione con il/i genitore/i che, quindi, riprende a svolgere la funzione di contenitore (nei confronti del figlio). Il problema è che ciò avviene in una forma stabile e non evolutiva, in quanto non permeabile ai continui aggiustamenti che il passare del tempo richiederebbe in relazione alla crescita del figlio. Livelli generazionali diversi iniziano così a confondersi: nelle situazioni simbiotiche non c'è più un padre o una madre e un figlio o un figlia, bensì due persone che formano un tutt'uno e che sono in continua lotta per imporre il proprio predominio l'una sull'altra.

Uno degli aspetti più affascinanti della teoria e della pratica clinica di G. Badaracco, però, è la convinzione genuina che in ognuna delle persone che risultano avviluppate in tali interdipendenze, a prescindere dall'età che hanno e dal livello di cronicità del disturbo di cui soffrono o in cui sono coinvolte, sia presente, seppure nascosta sotto ampli strati di patologia e rassegnazione, una "virtualità sana". Essa rappresenta il modo in cui la persona avrebbero potuto e voluto essere e non è mai stata, almeno fino a questo momento. Si tratta di una risorsa fondamentale per il lavoro in gruppo.

I componenti di un nucleo familiare patologico, infatti, non hanno occasione , nel corso della loro vita, di tirarsi fuori dalla propria situazione e di mettersi ad osservare "dall'esterno" quello che accade tra loro. Nel gruppo, invece, essi si possono "rispecchiare metaforicamente" nel modo di funzionare di uno, o più di uno, dei nuclei familiari che si trovano di fronte e iniziare a riflettere su come imparare a non ripetere acriticamente, all'infinito, "gli stessi errori". Questa mini-società sembra rassomigliare ad una riunione che si tiene in un piccolo villaggio, costituita da persone che dichiarano la propria disponibilità a confrontarsi senza pretendere di avere ragione e che, proprio in relazione a questa rinuncia, a volte raggiunge momenti di "saggezza", non da parte di qualcuno in particolare ma del gruppo nel suo insieme.

Quello che accade è che quest'ultimo inizia ad avere la capacità di formulare un pensiero che si compone attraverso i contributi del pensiero di ognuno dei suoi partecipanti, sia che parli, sia che non riesca ad esprimere verbalmente le proprie opinioni. Si tratta di un pensiero complessivo, alla cui elaborazione ognun può dare un contributo e che permette al gruppo stesso di funzionare come una "mente ampliada" (G.Badaracco).

Ecco che i partecipanti possono scoprire che è ancora possibile sorprendersi e che non si sa tutto di sé e dell'altro. Più ci si rende disponibili ad abbeverarsi alla fonte del potersi meravigliare, più ognuno e tutti possono nutrire la speranza di stare procedendo nella giusta direzione.

Contatta Psicologo Roma

Aiuto Psicologico

Per info o Appuntamenti chiama o compila il modulo, ti risponderemo al più presto

  • 06 92 94 62 45 per lasciare un messaggio con il vostro recapito in segreteria (h24) ed essere richiamati al più presto.
  • 389 94 11 777 per parlare con un professionista dal lun. al ven. (ore 10,00-14,00)

L'invio di questo modulo, implica il consenso al trattamento dei dati secondo la normativa sulla privacy.