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Psicologia e psicoterapia a domicilio: quando la richiesta d’aiuto inverte il senso di marcia

L'associazione Inverso si occupa ormai da diversi anni di interventi di psicologia e psicoterapia a domicilio sul territorio di Roma. Si tratta di una tipologia di intervento piuttosto nuova, verso la quale l'attenzione sta diventando sempre maggiore, da parte degli addetti al settore e non. Recentemente anche l'Ordine degli Psicologi del Lazio ha attivato un gruppo di lavoro sull'argomento, per cercare di definire lo stato attuale delle realtà professionali che si avvicinano, con interventi diversificati, a questa delicata area e sono molteplici le occasioni di incontro e confronto tra professionisti operanti nel settore o interessati ad avvicinarvisi.

 

Inverso ha ideato e sperimentato sul campo, apportando col tempo le modifiche e le integrazioni necessarie, un protocollo di intervento che permetta di muoversi, considerando comunque le differenze di approccio e di stile personale,  all'interno di una cornice di regole, di criteri prestabiliti e, in maniera più ampia, di un pensiero terapeutico, che nell'insieme potremmo definire un setting mentale, con l'obiettivo di tutelare sia le persone che richiedono l'intervento che gli specialisti che lo mettono in atto.

Stabilire delle regole, delle linee guida per l'intervento e muoversi, seppur con la flessibilità necessaria, condividendo tali premesse, permette di creare un setting chiaro anche al di fuori del proprio studio, in un ambiente in cui, per definizione e per dato di realtà, è lo specialista ad essere accolto. Questa è probabilmente la sfida più impegnativa con la quale ci si confronta accostandosi a questo settore professionale: si tratta di un contesto poco strutturato, in cui ogni passo è da co-costruire insieme al richiedente e le regole del setting, contrariamente a quanto accade nel contesto di uno studio privato, non vanno soltanto presentate e condivise, ma immaginate, operazionalizzate in un contesto per il professionista non familiare, esplicitate, talvolta motivate, e solo successivamente condivise. Sarebbe forse corretto aggiungere che ogni nuovo incontro svolto a domicilio, prevede che quelle stesse regole vengano poi "difese", trovandosi in un ambiente in cui le variabili intervenienti (telefonate, citofonate, visite di conoscenti, ambienti inutilizzabili per necessità diverse..) sono molteplici e frequenti, nonchè imprevedibili. Questo è in parte vero anche per il lavoro svolto in un contesto "tradizionale"  ma per esperienza sentiamo di poter affermerare che "a casa" i rischi di interferenze sono notevolmente più alti.

Un'attenzione particolare a questi primi aspetti è fondamentale per tutelare l'intervento e la sua efficacia.

 

In questa fase della nostra storia professionale, in un momento in cui l'associazione sembra esser particolarmente riconosciuta sul territorio romano rispetto al bisogno di specifiche fasce d'utenza, ci sembra importante poter raccontare come si costruisce e quali sono i primi passi di un intervento a domicilio effettuato da Inverso.

 

Come qualunque richiesta di consulenza, la prima fase di lavoro è quella dell'analisi della domanda che, in questa specifica situazione, acquisisce un'importanza ancora maggiore ed un valore diagnostico fondamentale. Le richieste giungono all'associazione tramite telefonate sul nostro numero diretto, attraverso messaggi lasciati sulla nostra segreteria, attiva 24 ore al giorno, oppure tramite mail, attraverso lo specifico format attivo sul nostro sito. La prima premessa da fare riguarda forse le aspettative di chi ci contatta rispetto al nostro intervento. Inverso nasce con l'idea di avvicinare la psicologia e la psicoterapia alle persone, attraverso un'attenzione globale all'individuo che si concretizza, tra i tanti aspetti, anche con  la possibilità di offrire interventi a domicilio. I progetti di questo tipo si prefiggono l'obiettivo di costruire una sorta di ponte con l'esterno, che permetta poi alle persone di rivolgervisi e, laddove possibile, raggiungere una delle nostre sedi per proseguire in un nuovo contesto il lavoro iniziato a casa.

La maggior parte delle richieste viene fatta da persone impossibilitate ad uscire dalla propia abitazione a causa di condizioni fisiche (impedimenti temporanei, come nel caso di incidenti, nelle gravidanze a rischio, nelle fasi successive al parto o impedimenti permanenti, come nel caso di  malattie terminali o degenerative in fase avanzata); altre richieste vengono fatte in seguito a lutti, depressione post partum, condizioni di ansia grave, tale da ridurre l'autonomia delle persone; infine, un‘altra importante fascia d'utenza è composta da pazienti psichiatrici, per i quali la richiesta viene di solito effettuata da parte di un familiare.

Non mancano però i casi in cui la richiesta venga motivata da una difficoltà ad organizzare i tempi, da un generico senso di fatica rispetto alla possibilità di raggiungere lo studio di un professionista o semplicemente da una preferenza per questo tipo di intervento. A volte l'aspettativa è che il nostro servizio possa sotituire i servizi pubblici o che possiamo in qualche modo quasi imporre la nostra presenza al familiare che rifiuta di chiedere un aiuto per sé.

Questi rappresentano alcuni dei motivi per cui, secondo il nostro protocollo, l'intervento a domicilio deve esser preceduto da due step molto importanti. Il primo è un contatto telefonico, durante il quale viene compilata una scheda di prima accoglienza; il secondo è un incontro con il destinatario dell'interveno o con il richiedente presso una delle nostre sedi a Roma.

 

Rispetto al colloquio telefonico, solitamente, richiediamo che a rispondere alle nostre domande sia la persona per cui è richiesto l'intervento. Laddove si tratti di un minore, di una persona impossibilitata o non collaborativa rispetto alla richiesta, le domande vengono poste alla persona che ci ha contattati. Vengono raccolti, oltre ai dati anagrafici, i dati principali relativi al contesto di appartenenza: con chi vive la persona per cui si chiede aiuto, se al momento lavora o se in passato lo ha fatto, qual è la problematica per cui ci contattano, le motivazioni che hanno spinto a cercare aiuto in questa specifica fase. Un ampio spazio viene dato a come sia stata affrontata la difficoltà in questione prima di rivolgersi a noi: se ci sono state figure specialistiche coinvolte, se il medico curante è a conoscenza della richiesta che stiamo ricevendo, se la persona prende attualmente farmaci; si indagano eventuali ricoveri e le altre patologie rilevanti nella storia della persona, si indaga da quanto tempo il problema sia presente e se in passato la persona abbia vissuto altri momenti di difficoltà.  Viene chiesto se i familiari siano a conoscenza del problema per cui ci contattano e se sappiano della richiesta in corso; in caso di una richiesta di tipo familiare o di coppia, viene indagato se le persone coinvolte sono disponibili ad un primo incontro conoscitivo. Raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sulla persona, sulla sua storia, sul sistema familiare e sulla rete sociale all’interno della quale è inserito è molto importante ai fini di poter fornire una risposta di intervento adeguata.

Si procede in seconda battuta all’esplorazione di un livello che potremmo definire meta, più astratto e trasversale rispetto a quello già descritto, spostando il focus sull'area prettamente legata al domicilio, per capire le motivazioni che spingono a questa specifica richiesta e le aspettative con cui viene contattata la nostra associazione.

Infine, si raccolgono le notizie relative all'invio: se sia stato fatto autonomamente, dal medico curante, da persone che direttamente o indirettamente conoscono l'associazione ed i servizi offerti oppure se si tratta dell'esito di una ricerca sul web.

 

Questo primo colloquio telefonico non viene effettuato da una segreteria ma da uno dei professionisti che si occupano dello stesso servizio di consulenza a domicilio e, all'inizio della telefonata, questa informazione viene esplicitata, insieme alla contestualizzazione delle domande che seguiranno, necessaria per poter rispondere nella manera più opportuna alla richiesta che ci viene fatta.

 

La scheda di accoglienza telefonica può essere considerata come una sorta di bussola per orientare il colloquio e avere delle informazioni preliminari. Non va intesa come uno strumento da usare in maniera rigida e, quando le circostanze lo richiedono, le informazioni raccolte telefonicamente possono essere integrate durante il primo incontro di persona. Il colloquio telefonico rientra in quella fase iniziale della costruzione di un intervento definita analisi della domanda, che non corrisponde solamente alla comprensione di ciò che le persone chiedono verbalmente ma anche ad una decodifica della richiesta.

Solo dopo aver concluso la prima fase di lavoro, la persona viene invitata ad un incontro presso una delle nostre  sedi; questa scelta metodologica, nonostante la richiesta sia esplicitamente di un intervento a domicilio, riguarda la possibilità di capire che rete di sostegno c'è intorno alla persona, come il sistema di appartenenza si organizza rispetto alla richiesta, chi affianca, supporta o, talvolta, sostituisce la persona in difficoltà e ci permette di avere una prima idea del reale quadro all'interno del quale ci muoveremo. 

Al primo incontro conoscitivo prendono parte il richiedente dell’intervento e, talvolta, chi ha effettuato la telefonata. Se la problematica riguarda un minore di 18 anni, la richiesta è di poter aver un colloquio preliminare con entrambi i genitori o, se ciò non è possibile, con uno dei due, col consenso formale dell’altro, prima di consocere il bambino o ragazzo.

 

Dopo questa fase iniziale, consulenziale, se l'equipe valuta la validità e l'utilità di un percorso a domicilio, Inverso concorda di spostarsi presso l‘abitazione dell'interessato e la fase di lavoro a domicilio prende il via.

Sono due gli specialisti ad effettuare i primi colloqui a casa, solitamente due o tre, a cadenza quindicinale. Dopo questi incontri che, a seconda della situazione, possono essere di coppia, familiari o individuali, viene fatto un vero e proprio contratto con tutte le persone coinvolte sulle modalità del lavoro che effettueremo e sugli obiettivi concordati. 

 

Una corretta analisi della domanda conduce ad un inquadramento più ampio del sintomo, osservato nella sua funzione relazionale e nel significato specifico che assume all’interno del sistema in cui si manifesta; questa fase permette di avere un punto di vista diverso su una situazione che, come quasi sempre accade, è stata raccontata e descritta a lungo, talvolta per anni, partendo dalle stesse premesse e dallo stesso vertice di osservazione.

 

 

Permettere a chi ci chiede aiuto di guardare alla propria storia e alla propria sofferenza con occhi nuovi, consente di rinarrarsi, di dare significato a ciò che spesso sembrava non averne. Sentire la presenza di un esperto che entra e si accomoda proprio in quei luoghi permeati dalla sofferenza, rende possibile toccarla con mano, riconoscerla ma allo stesso tempo consente di cercare delle risorse che in quello stesso ambiente sono presenti ma forse faticano per venire alla luce ed essere accessibili.     

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Lia D'Angelo (maggio 2016)

 

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