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Un "racconto InVerso": nascita e sviluppo dell’Associazione.

       

        In un momento dell’anno in cui si è soliti far oscillare lo sguardo alternativamente in avanti (per visualizzare e delineare dei “buoni propositi”) e indietro  (solitamente ai 12 mesi appena trascorsi, per fare “bilanci”, motivarsi all’azione, etc.), è venuta voglia di fare qualcosa di simile anche a noi di InVerso: ripercorrere e condividere la nostra storia, giocando con qualche metafora, mossi forse dalle classiche domande che a un certo punto si presentano alla mente di qualsiasi “essere in crescita”…Da dove veniamo? Dove stiamo? Verso dove e cosa andiamo?!

 

    CONTESTO e ASPETTATIVE

      L’idea di fondare un’Associazione è nata nelle nostre menti sul finire di una lunga esperienza di tirocinio (specializzazione in psicoterapia), svolto all’intero di un CSM dell’ASL di Roma. Inizialmente, però, l’immagine risultava piuttosto sfuocata ai nostri stessi occhi: nonostante provassimo a visualizzarla in una forma e aspetto precisi, i tempi non erano maturi. La “gestazione” si è protratta infatti per qualche mese, nutrendosi di incontri di gruppo (formali e non) e della guida e supporto di uno psichiatra e psicoterapeuta “seniors” (interni al csm).

         In questa fase, ci chiedevamo chi fossimo, cosa volessimo diventare, quali fossero le nostre risorse di gruppo…In altre parole eravamo impegnati a definire la nostra identità ed esplorare la dimensione della progettualità.

       Per quanto riguarda il “target” a cui immaginavamo di voler rivolgere le nostre attenzioni, l’aspettativa esplicita condivisa, all’inizio, non si collocava necessariamente ed esclusivamente in area psichiatrica, eppure proprio da lì ci muovevamo tutti (il CSM)… e forse non a caso lì siamo stati in gran parte “ricondotti”, dal corso delle cose, nel tempo.

       Per un po' ha prevalso e guidato i nostri scambi un meccanismo di idealizzazione: era come se ci dicessimo “non ci importa il sesso del figlio, che aspetto avrà, non sappiamo se e quali delle nostre abilità/tratti/eredità svilupperà...per ora ciò che ci muove è il desiderio di generare e la sensazione e la fiducia che verrà fuori qualcosa di buono, che siamo fertili e pronti per accoglierlo e prendercene cura!”. Presi dal bisogno di rassicurarci sulle nostre capacità di svincolo (stavamo infatti terminando il tirocinio e “separandoci” quindi dal contesto contenitivo dell'Istituzione-CSM e dei “seniors”, come si trovano a fare i giovani adulti dalla propria famiglia nel momento dell’uscita di casa…) stavamo forse negando non solo la complessità del processo, ma anche la dimensione dell’appartenenza e del trigenerazionale, la cui trama ci sembra oggi più chiara, probabilmente grazie alla nuova posizione assunta: il tempo trascorso e la crescita avvenuta ci hanno dato la possibilità di collocarci alla “giusta distanza” per guardare indietro mettendo correttamente a fuoco la scena.

 

    LA SCELTA DEL NOME

      All’interno di questa sorta di corso di preparazione al parto, si è creato uno spazio in cui poter pensare e immaginare il “figlio” che ha intanto assunto un connotato identitario importante (come il sesso per il nascituro): sarebbe stata un’Associazione!

         Abbiamo potuto fantasticare sulle sue possibilità di sviluppo, capacità e aree di interesse, criticità e ipotetiche problematicità. Mano a mano che gli incontri procedevano l’immagine prendeva forma, come il feto in una morfologica, e a un certo punto è “emerso” il nome (InVerso), evocativo rispetto alla mission immaginata e definita ora come nucleo identitario: invertire il tradizionale senso di marcia che, nella richiesta d’aiuto, porta il paziente dal professionista – da casa a studio - per raggiungere persone “bloccate” nel proprio domicilio, con l’obiettivo di invertirne nuovamente la direzione, in un secondo momento, facilitando (ove possibile) il movimento verso l’esterno.

        Una scelta audace, che scardina il setting classico ed espone lo psicologo a diverse sfide professionali… lo percepivamo e ne eravamo entusiasti!

      

      IL “CORREDO”, LA NASCITA E I PRIMI PASSI

     Una volta definito il nome, in attesa della nascita ufficiale dell’Associazione, dedichiamo i nostri incontri, pensieri ed energie alla preparazione del “corredo”: brochure, bigliettini da visita, contenuti del sito internet, statuto con definizione delle cariche, etc…

         Il 10 maggio 2011 festeggiamo finalmente la registrazione all’Agenzia delle Entrate!

       I tempi immediatamente successivi sono dedicati alle prime presentazioni all’esterno: incontri con i Servizi, promozione su Internet, etc.

 

    LE CRISI EVOLUTIVE

       Nonostante l’interesse mostrato in prima battuta dai referenti dei servizi contattati e da quanti ascoltano la nostra idea progettuale (considerata innovativa, coraggiosa e molto utile per diverse “fasce d’utenza” escluse o non raggiunte in altro modo), il feedback del primo periodo è negativo: dai servizi non giunge nessun segnale concreto, la risposta internet è timida, partecipiamo a un bando della Provincia ma non lo vinciamo. 

      Iniziano a far capolino dei “sintomi” nel gruppo (fatica nel trovare uno spazio condiviso per le riunioni, omissione dei compiti assegnati, etc.) che aprono alla crisi e consentonol’emergere di diversi “non detti”:  chi, anche alla luce dei feedback arrivati, crede ancora nella mission dell’Associazione? Chi crede nelle sue possibilità evolutive ed è pronto quindi ad investire tempo ed energie? In particolare, chi è veramente disposto, stimolato e non troppo spaventato all’idea di spostare e ripensare il setting, dal proprio studio al domicilio del paziente?! Chi crede nell’efficacia di un intervento domiciliare di tipo psicologico?

 

    VERSO UN’AUTONOMIA

         Usciamo dall’empasse, la crisi si rivela essere evolutiva: il gruppo si ridefinisce nella sua composizione (uscita di alcuni membri dall’Associazione) e nella relazione con i due “seniors” (ora collaboratori esterni su richiesta - per la clinica - non più aggiornati su riunioni e decisioni dell’Associazione).

       Tutto inizia a funzionare meglio (riunioni costanti, passaggio info più fluido, più spazio alla condivisione clinica, maggiore agilità nella presa di decisioni) e, in un circolo virtuoso, le richieste di terapia aumentano.

        Iniziamo a sperimentarci di più nella terapia a domicilio, il che è per noi stimolante e ci mette nelle condizioni di avviare una “riflessione su” questo tipo di intervento.

         In questa fase, ci muoviamo con più sicurezza e maturità verso l’esterno che, coerentemente, dà feedback di “ vederci” e mostra interesse nei confronti delle nostre attivita’: ci viene richiesta un’intervista, scritto un articolo, veniamo contattati da colleghi interessati ad avviareassociazioni simili in altre parti d’Italia, etc.  

 

 

    NUOVA FASE

       Nell’ultimo periodo, ci sembra di essere entrati in un’ulteriore fase di sviluppo: abbiamo aperto una nuova sede a Roma (zona Centocelle), stiamo dando il nostro contributo al gruppo di lavoro che l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha avviato sul tema “Psicologia e interventi domiciliari”… e stiamo entrando nel 2016 con una buona dose di ottimismo, grinta e idee progettuali, con il desiderio di scrivere un altro bel pezzetto di  “storia InVersa”!...

          Ci auguriamo che questo sia un anno positivo e stimolante, per tutti. Buon 2016!

 

 

Articolo redatto dalla Dr.ssa Laura Dominijanni (gennaio 2016)

  

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